sabato 3 luglio 2010

Dal fondo della gola

Un rombare quieto e sommesso
che so spandersi per i campi arati
come il fascio di luce dei miei fari.

Un cielo buio, senza luci
che so coperto da una densa coltre
e impregnato di umido afa.

La brezza costante attraverso le mie dita
dilatate e abbandonate al gioco del vento
fuori dall'auto, dal finestrino aperto.

Ondeggio al ritmo delle curve,
e voci profonde accompagnano il tragitto
con storie di uomini, di vite e morti.

Quanto tempo passa?
la meta è certa, la strada sicura
porta dritto a casa.

Senza impegno, abbandonato a me stesso,
ripenso al domani e a ciò che s'aspetta.

Farò, farà. faremo perchè così sia,
perchè così sarà.

Progetti più o meno nitidi e sicuri
baldanzosi sognanti orgogliosi e fruttuosi.

Ma tra loro è strisciante, ingombrante
terribile ed assassina
una sensazione, un'oscurità,
una paura non identificata,
una resa della ragione,
un annodarsi di viscere.

"E' tutto in corsa verso una grande fine.
Tutto quello che t'appartiene,
tutto quello cui appartieni
non è previsto nel nuovo.
Dalla decomposizione della tua casa
e del tuo corpo
nascerà la nuova vita.
tutto crollerà
e tutto sarà rifondato.
Il fine dell'effimero
è di inseminare l'eterno."

E' un'ammissione che ricaccio,
la nego, la dimentico.

Ma come un tumore maligno
s'annida nel fondo della gola,
em'escono strozzati pochi rantoli di paura
dibattuti in una lotta di sogni e lenzuola.

Chi e cosa si cantava,
nel crollo dell'Impero?

mercoledì 26 maggio 2010

Resti di primavera

C'è pace,
in questo angolo di mondo.
Un sonoro rantolo meccanico
dalla cadenza pesante ed asmatica
è l'ultimo catarro rimasto,
sciolto dal vento tiepido,
del rabbioso nervosismo,
del quotidiano sputo
di polvere e cemento.
Ronzii soddisfatti di stamperie sazie
bagliori di stelle e lampioni storditi.
Civette chiacchierone tra le fronde
e bisbigli telefonici d'amore o di che.
C'è pace, come in uno scampolo di sinfonia.
Dimenticati dalla furia ebbra di pallide stragi
in questa sera, in questo vento,
c'è chi si annega
nel cullante torpore casalingo.
Spossati dal frenetico abbaiare diurno
passanti in tuta ammutoliscono tra i pollini,
troppo stanchi per passioni brucianti,
troppo assuefatti ai legali soprusi,
e dalle corazze scalcagnate
comprate per difendersi nelle routine lavorative
spuntano gramigne inaspettate
di nostalgie, paure, inquietudini.
E un sentimento incomprensibile
innegabile grande, nuovo ma già conosciuto
fa la sua violenta, fugace apparizione.
E le domande inattese
rimangono sospese nel vento
nella pace che c'è
in questo squarcio di tempo.

giovedì 8 aprile 2010

"Un'assenza apparecchiata per cena"

E' un accavallarsi
di pensieri e parole,
un inciampare nei denti
e un singhiozzare strozzato
di suoni gutturali.
Un fantasma di parole e di gesti,
aggrappato con le unghie alle mie retine:
solo col cervello spento
e gli occhi vitrei
immersi in chissà quale liquidità di cristalli
si può dimenticare
e lasciar morire lontano quel maledetto brivido.
E si finisce, poveri diavoli,
ad imprecare dei ed inferni,
sottovoce, in un rabbioso sibilare secco e continuo,
persi nella propria stessa maschera,
che ci fa navigare
sulla naturale corrente
di tanti sguardi impegnati ed indifferenti.

venerdì 19 marzo 2010

Consolando la città nera

Guarda la notte nella città.
Guarda come il buio svuoti le strade.
Un denso pennello di neropece,
dalle grasse strisce oscure,
steso sugli edifici e nel cielo.
Schizzi di luce casuale
biancheggiano dagli assorti lampioni
e dalle scarse vetture
in corsa folle sull'asfalto,
destino di sonno,
presagio di alba.
Tranquilla, cittadina civile.
Che incubi vivi ogni notte?
Sogni di bui futuri,
abbandonati dai passi.
L'abbandono fatale del giorno che verrà:
erbe, crepe, rifiuti e crolli.
Città, tu temi, lo so,
tu sai cosa sarà.
Ma ancora nottambuli
vagano nelle onde delle tue ombre.
La vita è speranza
e torneranno ancora albe caotiche
di auto e voci.
Vivi tranquilla, finchè c'è vita.
La fine, per ora, è solo
una nera inquietudine
dai lunghi e lontani brontolii.

mercoledì 3 marzo 2010

Il rumore dei pensieri

E avolte il rumore dei miei pensieri
cancella ed oscura
tutti i suoni del mondo intorno.
E più niente esiste,
e più niente vedo.
Solo il rumore dei miei pensieri.

venerdì 15 gennaio 2010

Riflessione da una stanza asettica (Senza Emozione)

Forse la vita
è un continuo correggere
e correggersi.

Forse i momenti
che paiono dimenticati,
troppo lontani,
hanno in destino una nuova vita
nel momento della fine
e del riposo.
Chissà cosa sogna
la mente azzoppata
ora rinchiusa in un mondo disinfettato,
scrigno arrugginito ed abbandonato,
forse ormai senza chiave, sigillato,
pieno di ricordi, di viaggi,
di una vita che ha segnato anche me.
Forse gli anni, i passi compiuti,
a me solo accennati o lasciati intendere
da una memoria morente,
ora rivivono,
e null'altro ha senso
e quegli occhi non parlano
e mi fissano.

Sono fuori,
sono vivo,
sono in forze.
Ma qualcosa di me
è rimasto indietro
e si annebbia
e si incrina
là, in un angolo
su una poltrona verde
in una stanza asettica.

domenica 3 gennaio 2010

A mia madre

Non è facile vivere continuamente
giorno per giorno,
anno dopo anno.
È difficile affrontare sempre tutto.
Essere punto di riferimento
per gli altri
può far dimenticare sé stessi,
può cambiarci.
Ma in fondo
Nessuno di noi è sempre sé stesso.
Ogni persona è tante altre umanità
In sequenza, come in un film.
Siamo tante persone insieme
E tante diventeremo, sempre.
È inumano chi rimane fermo e immobile,
non conosce la vita.
Perdona al tempo
Quello che fa di noi.
In fondo vivere è sempre una grande, imprevista giostra.