Che mi divide dalle stelle?
un'aria tagliente,
un affilato vetro.
Brillano, là nel nero.
Che altro posso fare
se non vedere in ognuna di esse
il riflesso del sole, della luna,
della luce,
immaginandoli nel nero profondo
delle tue pupille?
Nel cristallino buio
mi rimanga almeno il sogno
di poterti vedere e toccare.
venerdì 6 novembre 2009
martedì 3 novembre 2009
Culla e giaciglio
Sto sdraiata e sento il sole e il vento
che mi corrono sulle guance.
Circondato da tranquillità, da pace,
sale un pulsare profondo,
una richiesta latente,
un eco lontano
di paura e piacere,
gioia e tremore,
un destino, che forse si compirà.
Il mio ventre, a tanto destinato.
C'è pace, e calma,
ed è facile dimenticare,
è facile sperare e immergersi
nella sensualità del vento.
E' inutile pensare
all'inevitabile foglia caduta,
al nuovo futuro autunno.
Darò vita, amerò!
E sarà quel che sarà.
Il mio ventre ritmico vive
e già sogno il mondo,
culla e giaciglio per tutti noi.
strana storia, questa composizione... forse la racconterò prima o poi XD
che mi corrono sulle guance.
Circondato da tranquillità, da pace,
sale un pulsare profondo,
una richiesta latente,
un eco lontano
di paura e piacere,
gioia e tremore,
un destino, che forse si compirà.
Il mio ventre, a tanto destinato.
C'è pace, e calma,
ed è facile dimenticare,
è facile sperare e immergersi
nella sensualità del vento.
E' inutile pensare
all'inevitabile foglia caduta,
al nuovo futuro autunno.
Darò vita, amerò!
E sarà quel che sarà.
Il mio ventre ritmico vive
e già sogno il mondo,
culla e giaciglio per tutti noi.
strana storia, questa composizione... forse la racconterò prima o poi XD
martedì 22 settembre 2009
Nell'attesa
E del gigante che ero,
che mi credevo,
hai fatto corpo morto,
un fiore in attesa di essere colto.
mercoledì 9 settembre 2009
terrorismo rosso e nero
"uccisi perchè? per il sogno di un gruppo di esaltati che giocavano a fare la rivoluzione, si illudevano di essere spiriti eletti, anime belle votate ad una nobile utopia senza rendersi conto che i veri "figli del popolo", come li chiamava pasolini, stavano dall'altra parte, erano i bersagli della loro stupida follia."
sabato 5 settembre 2009
Canto della donna luminosa
E' una gran luce, lassù.
Una perla in cielo,
come l'orecchino, o l'anello
che è offerto in dono
allo sguardo furbo della Donna.
Ci son tante piccole luci, laggiù.
E' come se per me, in notti particolari,
simili a questa,
quando la perla in cielo
sembra avvolta da lontano
dalla madreperla di vaghe nuvole,
tu ti facessi bella,
con un vestito brillante,
come una cascata di gemme frantumate,
distesa, placida sorniona, ronfante.
Abbracci gli sguardi persi di chi mi è vicino
o di chi oltrepasso camminando sull'erba.
Sembri golosa e maliziosa,
ma sei troppo per me.
Troppo grande, luminosa, ricca florida e splendente
per essere appagata dal mio mio occhio senza speranze.
Forse fingi.
Forse sei un'altra maledetta tentatrice,
che vuole stordirci e farci dimenticare
il sangue che pulsa due dita sottoterra,
che grida un filo sotto pelle.
Ma non so cosa sei.
forse è meglio, forse è giusto
che io vada perdendomi
lungo il tuo miraggio,
dentro il tuo tesoro di brillanti.
Sussurra, sussurrami ancora, ti prego...
"Piccolo ragazzino, lascia stare
la mia vecchia pietra,
non farti ere dalle vertigini
guardandomi nelle mie grandi dolcezze.
Forse son sogno, forse miraggio,
forse tentazione o gioia d'un istante.
Io sono quella che devo essere.
Sono tutto in ogni momento,
io son quello che vedono i tuoi occhi.
Tu decidi cosa sono o non sono,
tu decidi se sono o non sono".
E forse il capo è stanco
e l'anima sfonda per troppi sogni,
pulsa, ritma e forte,
lì sotto, nella caviglia.
La notte finirà.
La perla in dono sparirà, non colta.
Chiudo gli occhi
e divento rugiada.
Una perla in cielo,
come l'orecchino, o l'anello
che è offerto in dono
allo sguardo furbo della Donna.
Ci son tante piccole luci, laggiù.
E' come se per me, in notti particolari,
simili a questa,
quando la perla in cielo
sembra avvolta da lontano
dalla madreperla di vaghe nuvole,
tu ti facessi bella,
con un vestito brillante,
come una cascata di gemme frantumate,
distesa, placida sorniona, ronfante.
Abbracci gli sguardi persi di chi mi è vicino
o di chi oltrepasso camminando sull'erba.
Sembri golosa e maliziosa,
ma sei troppo per me.
Troppo grande, luminosa, ricca florida e splendente
per essere appagata dal mio mio occhio senza speranze.
Forse fingi.
Forse sei un'altra maledetta tentatrice,
che vuole stordirci e farci dimenticare
il sangue che pulsa due dita sottoterra,
che grida un filo sotto pelle.
Ma non so cosa sei.
forse è meglio, forse è giusto
che io vada perdendomi
lungo il tuo miraggio,
dentro il tuo tesoro di brillanti.
Sussurra, sussurrami ancora, ti prego...
"Piccolo ragazzino, lascia stare
la mia vecchia pietra,
non farti ere dalle vertigini
guardandomi nelle mie grandi dolcezze.
Forse son sogno, forse miraggio,
forse tentazione o gioia d'un istante.
Io sono quella che devo essere.
Sono tutto in ogni momento,
io son quello che vedono i tuoi occhi.
Tu decidi cosa sono o non sono,
tu decidi se sono o non sono".
E forse il capo è stanco
e l'anima sfonda per troppi sogni,
pulsa, ritma e forte,
lì sotto, nella caviglia.
La notte finirà.
La perla in dono sparirà, non colta.
Chiudo gli occhi
e divento rugiada.
lunedì 31 agosto 2009
Dolce fulmine
Un brivido,
fu un brivido.
Percorse l'aria
e si scaricò,
dolce fulmine,
attraverso i miei nervi,
lungo la mia schiena.
Volsi gli occhi d'intorno,
abbracciai i riflessi
sulle gocce rimaste
sulle prime foglie morte.
Fu un brivido,
soltanto un brivido.
Inspiegabile, o forse
volutamente tenuto da me
a me nascosto.
Fu solo un brivido,
o forse un fremito di sogno?
E' un sogno?
Fu solo un attimo
e di nuovo, non so perchè,
il mio mondo divenne di nuovo
solo stelle.
fu un brivido.
Percorse l'aria
e si scaricò,
dolce fulmine,
attraverso i miei nervi,
lungo la mia schiena.
Volsi gli occhi d'intorno,
abbracciai i riflessi
sulle gocce rimaste
sulle prime foglie morte.
Fu un brivido,
soltanto un brivido.
Inspiegabile, o forse
volutamente tenuto da me
a me nascosto.
Fu solo un brivido,
o forse un fremito di sogno?
E' un sogno?
Fu solo un attimo
e di nuovo, non so perchè,
il mio mondo divenne di nuovo
solo stelle.
domenica 23 agosto 2009
Il Bacio
Ci baciammo.
Con la mia mano sinistra attiravo verso di me il suo fianco. La mano destra poggiava, con le dita itnrecciate alle sue, sulla ruvida, antica pietra del parapetto del lungofiume alberato che dava sul placido scorrere del fiume denso di terra.
Fu un bacio placido, qualcosa di previsto, di conosciuto, di aspettato. Un bacio lungo ed intenso, tranquillo. Un bacio malinconico, già carico di nostalgia.
Fu un bacio con il sapor di rimpianto ben presente in bocca, fisso in quel punto della lingua dove più forte si sente l'amaro.
Lo sapevamo. Dopo quel bacio ci sarebbe stato solo silenzio. A cosa sarebbero servite le parole? Era già instillata in noi la rassegnazione.
Quel momento era il coronamento di una piccola follia, una leggera pazzia, a volte necessaria.
Occhi chiusi, ad allontanare ogni distrazione. Il pensiero invaso dal fluido fiume delle sensazioni. L'umido delle bocche, il fiato caldo che come un vento usciva dalle narici, il contrasto tra l'aspro della vecchia roccia squadrata e la sottile morbidezza di quelle dita brune dalle unghie laccate di un colore troppo strano pr avere un nome.
La città ronfava monotona e placida. Il suo brontolio si mischiava al piccolo rotolare dell'acqua.
Il vento faceva frusciare delle foglie.
Con la mia mano sinistra attiravo verso di me il suo fianco. La mano destra poggiava, con le dita itnrecciate alle sue, sulla ruvida, antica pietra del parapetto del lungofiume alberato che dava sul placido scorrere del fiume denso di terra.
Fu un bacio placido, qualcosa di previsto, di conosciuto, di aspettato. Un bacio lungo ed intenso, tranquillo. Un bacio malinconico, già carico di nostalgia.
Fu un bacio con il sapor di rimpianto ben presente in bocca, fisso in quel punto della lingua dove più forte si sente l'amaro.
Lo sapevamo. Dopo quel bacio ci sarebbe stato solo silenzio. A cosa sarebbero servite le parole? Era già instillata in noi la rassegnazione.
Quel momento era il coronamento di una piccola follia, una leggera pazzia, a volte necessaria.
Occhi chiusi, ad allontanare ogni distrazione. Il pensiero invaso dal fluido fiume delle sensazioni. L'umido delle bocche, il fiato caldo che come un vento usciva dalle narici, il contrasto tra l'aspro della vecchia roccia squadrata e la sottile morbidezza di quelle dita brune dalle unghie laccate di un colore troppo strano pr avere un nome.
La città ronfava monotona e placida. Il suo brontolio si mischiava al piccolo rotolare dell'acqua.
Il vento faceva frusciare delle foglie.
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