giovedì 26 febbraio 2009
Ipocrisia
(Modena City Ramblers – Ebano)
L’ipocrisia è un male che da sempre affligge ogni società. Male che, ovviamente è presentissimo nella nostra cara Italia. L’ipocrisia ha diversi aspetti: può esser un far buon viso a cattivo gioco, o può essere il negare realtà palesi ma fastidiose. Insomma, è anche un metodo per sopire i fantasmi più reconditi che a volte tormentano quella nostra fastidiosa appendice chiamata “coscienza”.
Voglio parlare un po’ di una particolare ipocrisia che ci affligge. Si tratta della prostituzione.
Partiamo dall’inizio. L’ipocrisia di cui parliamo nasce dall’abolizione della prostituzione legalizzata il 20 settembre 1958 a seguito dell’approvazione della cosiddetta “legge Merlin”. Tale legge, appoggiandosi ad articoli tanto della Costituzione Italiana quanto della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, portò fine all’era delle “case di tolleranza”, comunemente conosciute come bordelli. Da quel momento la prostituzione divenne illegale. Venne quindi combattuta, teoricamente. Ma come si può combattere qualcosa che è più di un fenomeno di malcostume, qualcosa che è un aspetto naturale della società umana sin dalla notte dei tempi?
In fondo è vero quel che si dice, che quello della prostituta è il mestiere più vecchio del mondo.
Il principale e più immediato effetto della legge Merlin fu quello di far entrare “in clandestinità” un ampio numero di prostitute, che continuarono il proprio lavoro in altri ambienti quali strade, case private, alberghi conniventi. E soprattutto, tolse il controllo statale su ogni aspetto di questo mestiere, dal fisco alla sanità fino alla lotta allo sfruttamento violento. Perché la grande ipocrisia, la madre di tutto il problema “prostituzione”, è il fatto che ci si è dimenticati che la prostituta è fondamentalmente una lavoratrice come qualunque altra persona. Bisogna partire da ciò: ogni lavoro è prostituzione. Ogni lavoro è mettere il proprio corpo (o le proprie capacità intellettuali, dipende dal tipo di lavoro) in vendita. E bisogna ricordarsi che da SEMPRE ci sono delle donne che scelgono VOLONTARIAMENTE di fare questo lavoro. Donne che, in quanto lavoratrici, hanno tutti i diritti di essere riconosciute tali, con tutti gli ovvi annessi e connessi. Donne che hanno diritto a non essere misconosciute per questa legittima scelta di vita.
Dal punto di vista morale non ha alcuna legittimità definire la prostituzione volontaria degradante e senza dignità, in quanto ogni essere umano (e ancora di più nelle società basate sul Cristianesimo) è dotato della facoltà di scelta e di condurre la propria vita a piacere, indipendentemente dal giudizio altrui, in quanto l’unico eventuale giudizio dotato di valore sarebbe quello che ci aspetterebbe dopo la morte, e nessuno ha il diritto di sostituirsi a Dio, il quale, come ci è insegnato, ci dà la libertà di scegliere cosa sia bene e cosa sia male. E se si definisce la prostituzione “pericolo per la società” in quanto elemento disgregatore della “famiglia”, nucleo sociale fondamentale, bisogna ricordarsi che se ci sono le prostitute, ci sono anche quelli che le cercano.
Fin qui ho parlato della prostituzione volontaria. Si parla però anche di schiavitù, di sfruttamento. Ma la schiavitù, lo sfruttamento, da dove sono nati? Dal fatto che si è consegnato il sistema del sesso a pagamento alla malavita, sottraendolo alla “protezione” che in un qualche modo era offerta dal controllo statale, comprendente tassazione, versamento di contributi (e conseguente possibilità di accedere alla pensione), controlli sanitari (con beneficio anche per i clienti).
Un po’ di numeri (tratti dai dati forniti dalla Caritas e riutilizzati in un’inchiesta apparsa sul nr° 13 dell’ottobre 2008 del periodico “Bergamo Economia”): si calcola che il ramo malavitoso della prostituzione abbia un guadagno netto di 700 milioni di euro l’anno. Soldi ottenuti con la minaccia, con le percosse verso donne sfruttate e costrette a vivere in situazioni miserevoli.
Ed è ovvio che queste situazioni vadano estirpate e combattute. ma nello Stato non ci sono mezzi e volontà per colpire questo traffico di essere umani, e l’aiuto offerto da onlus e ong non è sufficiente, soprattutto per il fatto che tutto è inserito nell’economia sommersa della malavita.
Cosa auspico e propongo, allora? Prima di tutto spero che voi tutti che avrete letto queste parole abbiate almeno capito che la prostituzione non è solo una cosa brutta che succede da qualche parte e che coinvolge brutta gente, sporca, portatrice di malattie e da evitare a tutti i costi. Spero cominciate a guardare quelle donne e ragazze ai lati della strada come essere umani. La realtà della prostituzione è molto più complessa, e io non avevo la pretesa di spiegarvi tutto nei minimi dettagli.
Spero anche che alla fine si capisca come la prostituzione debba essere considerata come un lavoro liberamente scelto e come tale da tutelare necessariamente, soprattutto da parte dello Stato.
venerdì 20 febbraio 2009
lunedì 16 febbraio 2009
"Quello che non ho è questa prateria per correre più in fretta della malinconia"
Nel freddo pungente
di un fiacco inverno morente
mi sento tremare
davanti a quella luminosa goccia di splendore
che brilla nel cielo,
che splende anche nel dell'ombra il nero.
Fruscia vento,
fruscia acqua,
sull'asfalto corre
quasi come risacca.
S'annebbia la campagna, persa nella voce di una bambina.
Tacciono i cieli, illuminati dal brillìo vespertino sui suoi occhi
che è simile al riflesso dell'onda marina.
Le città lontane sono come miraggi
e i dolori vicini
diventano statue di ghiaccio.
Che senso ha piangere,
che senso ha lamentarsi,
quando il gelo brina le gote,
quando il vento nasconde sotto il mantello
i tristi sospiri?
Batte il cuore.
Corre il sangue.
Se ne va il sole
ma vive la notte.
Nessun freddo potrà mai
spegnere
il calore del mio petto.
mercoledì 11 febbraio 2009
Ricordi
e basta, direi, maledetti succhiasangue.
viaggio senza fine
in voragini della terra.
gocce d'acqua, uguali.
forse anche la roccia piange per noi,
uccisi e dispersi
in questi maledetti buchi?
per ricordare anche oggi,
perchè gli assassini e le bestie sono ovunque.
perchè tutte le mani sono rosse di sangue.
perchè tutti gli uccisi massacrati sono innocenti.
