lunedì 28 gennaio 2008

ombre

ombre di verde
disegnano
valli e colline
sulle nuvole.
ombre di rosso
incendiano
il cielo
e la città.
ombre di notte
oscurano
gli alberi
e le strade.
ombre nel cuore
instillano
il dubbio
e la tristezza.

giovedì 24 gennaio 2008

La Belle Dame Sans Merci (?!?!)

ispirato da una situazione particolare ho deciso di cimentarmi pure io su questo tema.
si vedrà.


donna, donna,
signora del mio cielo
e dei miei sensi,
canti, mi sfiori.
fuggi senza ritegno
chè ormai il mio cuore
hai in pugno
dopo averlo trafitto
con il doppio arpione
dei tuoi occhi.
sembri bambina
presa da bambole
e forse sei ugualmente
inconsapevole
di quanto io brami
respirare tra i tuoi capelli
e stringere le tue dita
tra le labbra.
ma fuggi, e non capisci.
parlarti non posso,
o non riesco
e non posso cercarti.
m'accontento di quel poco
che concedi.
e mi perdo tra le nuvole,
senza meta nè rotta,
come nave dalle vele stracciate
e senza pilota.
non voglio gli scogli neri,
o la tempesta.
voglio il porto,
la sua allegria,
il suo degrado,
la sua puzza d'alcool
e di umanità.
solo il tempo mi farà sapere
dove mi porteranno
le correnti.

martedì 22 gennaio 2008

primavera

sono triste. e preoccupato. e spaventato.
è il 22 gennaio.
a martinengo (Bg) e nelle sue campagne sono tre settimane che non gela e che la temperatura non scende sotto i 3 gradi.
oggi c'è un forte vento da sud ovest. ha spazzato via la nebbia, che ancora resisteva, le nuvole e l'aria sporca che gravava sui monti orobici.
oggi sono andato in giro con il cane per la campagna.
vedevo le orobie un poco imbiancate, e dall'altra parte si vedevano pure gli appennini. gli alberi erano tutti spogli, c'erano pozzanghere, e i soliti rifiuti di sempre.
ma, a dispetto del vento, faceva caldo, troppo caldo per gennaio.
come si fa a non essere preoccupati?

venerdì 18 gennaio 2008

pensieri dei giorni in una casa vuota

la pioggia picchiava
sulla mia pelle
come se suonasse
un painoforte.
un poco delirio,
un poco sonno.
un poco febbre,
un poco canzone.
la fissità della foto
m'imbarazza più
della stessa tua presenza.
t'immaginavo dormire
accanto a me
e la mia mente
parlava nuovi linguaggi,
parole lontane
di nebbie e sole,
di pelle ambrata e stelle.
mi ferisce il raggio del sole
che attraversa i rami spogli
e al tuo viso
se ne sovrappongono tanti altri.
immagino sere d'estate
e parole
e notti abbracciati.
è bello imamginare quei momenti mai vissuti
come se fossero già passati
e trovarsi già alla fine.
ma in fondo...
cosa ne è rimasto del mio mondo,
il mio mondo di ieri?
e tu...
chi sei?

domenica 13 gennaio 2008

che colore sei?

Devo finir di colorare
il mondo che vorrei abitare
Un giorno, che piove, disegnerò sale
Con l'acqua del cielo mi farò il mare
Nascerà la sabbia per farci un altare
dove solo gli amici ci verranno a sposare.
Luna piena di gomma e falò
Con la faccia da mostro ti abbraccerò
Poi disegnerò una casa che sia grande da abitare...
che da davanti viene male.
Fermo il tempo
e il disegno dirà...
baciami.
(Bandabardò – Disegnata)

fuori della finestra la notte, con la complicità della nebbia, stende pennellate sulla strada, sul platano, sulle cassette dei cachi sul mio balcone.
Tra alcuni mesi avrò finito la scuola e mi godrò i primi giorni di vacanze estive. E verso le 6 di mattina il sole caccerà via il nero con la sua luce bianca.
Bianco e nero… opposti, no? Il classico Ying con il solito Yang.
Li si cita anche molto spesso nei modi di dire… “vedi tutto in bianco e nero” è un modo solito di rimproverare a qualcuno il suo estremismo. Ed è proprio di questo che voglio parlare.
Vedere tutto in bianco e nero. È una metafora che sfrutta il nero, annullamento dei colori, e il bianco, somma di tutti i colori, per distinguere diverse concezioni della vita. La visione estremistica e dualistica, del buono e del cattivo, con me o contro di me.
Mantenendo però sempre questa metafora, ci si accorge che però i colori non sono solo due. Come già si è detto, il bianco stesso è somma di tanti colori. Infatti se si osserva una tavola che mostra la gradazione completa dei colori si vede che il nero e il bianco sono solo le estreme sfumature della tavola. In mezzo a essi c’è l’infinita tavolozza di colori che riempie il mondo in cui viviamo.
Mi viene spontanea una domanda quindi. Come mai spesso l’uomo si dimentica delle sfumature e delle variazioni e si arrocca su posizioni estremiste, con conseguenze spesso (purtroppo) gravi?
Io purtroppo non so dare una risposta a tale domanda. Vi chiederete allora perché scrivo questo articolo.
Lo sto scrivendo perché, anche se non ho risposte, io cerco di rifuggire gli estremi, tanto nei colori quanto nella vita di sempre.
Quando sto fotografando cerco di riprendere momenti che contengano più colori possibili: un tramonto, un vaso di fiori, un insetto, degli amici.
Quando vivo cerco di conoscere tutto, incontrare gente di ogni genere e fare con essi ogni esperienza, dalle divertenti alle più terribili.
Perché si, come il nero e il bianco sono estremi, in ognuno dei due si trova il seme dell’altro. E come nell’orrore più immenso e terribile si trovano le cose più belle e grandi, quelle che rimangono nei secoli dei secoli.
Non so perché noi uomini siamo portati all’estremismo. Forse perché semplicemente siamo fatti così. Ma l’importante è saper valutare, così come un pittore valuta quanto grande fare il quadro o un fotografo sceglie il soggetto, le idee che ci vengono proposte e le scelte che facciamo.
Perché in fondo è bello perdersi a guardare nella trama delle stelle…

domenica 6 gennaio 2008

sogno

da un sogno di luce
giungesti
e ti fermasti in me.
ti trovavo, le sere
che m'attendevi
inconsapevole tu stessa
del perchè.
io ti speravo,
speravo in poche parole
scambiate con te.
e occhi aperti
e vecchie cicatrici callose.
nell'odore del rosmarino
immaginavo i barlumi
dei tuoi occhi
e del tuo ridere.
ti cantavo
e non sapevo perchè.
parlo, schizzo d'inchiostro
fogli e fogli
poi stracciati e dimenticati
e nessuna parola riesce a rispondere...
nessun segno
riesce a raccontarti.
nessun foglio riesce ad imprimere
la tua immagine.
parlo e parlo e parlo...
ma niente sa dire
perchè...

giovedì 3 gennaio 2008

prendete e mangiate in abbondanza, in questo delirio di circostanza

illumini il ghiaccio
e la nebbia attorno a te
con strana luce buia
e violacea.
la tua mano improvvisa,
come fiocco
del pioppo,
o come neve sulla lingua,
tra le mie dita
e subito di nuovo via.
sogni notturni
e brevi apparizioni
tra la massa di gente
o nelle silenziose
vie notturne del paese.
t'invoco, ti cerco.
scavo i muri
e annuso l'aria.
sondo i suoni
per cercare la tua risata.
nuvole e lune
mi guardano a turno
ma le dimentico,
le cancello.
miro al cielo
solo per cercarti tra le stelle.
ma non ti trovo
e Orione fedele e invernale
scuote la testa e tramonta.
ti cerco anche in me
per capire cosa hai creato.
perchè cerco?
infantili desideri
o sogni interrotti?
desidero inverni
e calde verdi estati.
ma desidero te,
o cerco solo per dare uno scopo
ai giorni e alle ore?
non so,
acerbo è il mio animo.
mi butto sul freddo asfalto
e guardo lassù
a quel cielo invernale
povero di neve
ma non di luce.
e dormo...
dormo nell'ultimo fremito
delle ultime foglie secche,
nel lieve rombo
del sangue nelle mie orecchie.

martedì 1 gennaio 2008

primogennaioduemilaotto

bien, eccoci qua. è mezzogiorno, a casa mia è tutto finito, ho saputo che i miei ospiti sono giunti a casa sani e salvi... quindi il capodanno è finito, no?
bella festa. partita sottotono (lo dico sempre che faccio male a mischiare le mie amicizie) poi risollevatasi grazie al genio boriellesco (e alla birra). finita in grande stile, poi... ringrazio i quattro dell'apocalisse che con me hanno compiuto, ultimi rimasti, un ballo scatenato su "bohemian rapsody" dei queen... eletti gruppo santo 2007.


ho assistito pronostici, bilanci, profezie... e vecchi desideri latenti, e grandi e piccole vecchie ferite nei nostri impavidi animi di quind\sedicenni...

a proposito di profezie e desideri, chissà se il bani ci azzeccherà?


voce del vento
corri da lei
vento che urla
afferrala.

pioggia che sferza
baciala
sole che arde
riscaldala

vento che soffia
toccala
vento che ride
rallegrala

neve che gela
suona per lei
grandine che distrugge
falla danzare

vento che scende
toccale la gonna
vento che annuvola
solleticale i piedi

fuoco che arrossa
saziala
terra che nutre
proteggila

pianto del vento
rallegrati di lei
vento che muore
risorgi
dal suo ansimo

massì...

massì... buon anno a tutti puzzole... che possiate essere sereni.
dal vostro mastro dei cachi e dei platani,
detto anche l'idiota
detto anche l'isy
detto anche "isyciaiqualcosadafarmifare"
chiamato più semplicemente
isacco.



p.s.: chiusura in grande stile eh? :P