venerdì 26 dicembre 2008

Visioni di solitudine\1

Uno sguardo lanciato come di passaggio
da una finestra
mi mostra la tua vita.
I tuoi giorni persi tra colli e campi,
tra le stanze troppo grandi
di una casa troppo lontana.
I tuoi momenti a cui nessuno pensa,
le sensazioni che vorresti, che invidi
e che nessuno ti dà,
forse perchè non se ne vede il bisogno,
forse perchè son ciechi
di ogni tua vera necessità.

(per . .)

martedì 2 dicembre 2008

Vetro Appannato

Nera opale luminescente
ammicca oltre le fronde.
Finalmente mi rendo conto
che per respirare
mi basta levare lo sguardo dalla strada.

Pupilla tesa sui fari rossi dell'auto,
pioggia battente, fine, fitta,
mantello di stelle,
troppo veloci ed audaci
per abbagliarmi, perse nel fluire dei fari.
Freddo d'avorio fuori,
caldo vitale dentro.
Vetro appannato, in mezzo.

Giovane donna,
piccola ragazzina, quasi bambina,
stesa sul davanzale,
senza punti rossi d'auto davanti,
senza fronde
attraversate da nere opali.
Sguardo fisso, quasi intarsiato,
perso, sul vetro appannato.

Famiglie di pozzanghere d'importazione,
in viaggio con sconti comitive,
rotolano per i pendii
e nascono da foglie d'ippocastano;
sarebbe bello poter dire
che i vecchi muri di vetro diverranno,
e che i cuori all'unisono batteranno,
e nessuno potrà fermarli,
e nessuno vorrà fermarsi.

Bello poter vedere, poter sapere,
poter fare e trasformare,
ma a quanto pare, stasera,
anche l'asfalto s'è appannato.

domenica 9 novembre 2008

Pioggia di pensieri

Gocce di pioggia,
come pensieri,
rapide, continue, monotone
cadono su strade e foglie.

Cielo di nuvole
squarciato da sole, azzurro o lampi
continuo, lento e rapido, monotono
come un'idea,
o un sentimento, nella mente.

Lampi, come ribellione, voglie, scoppi di energia.
Non dovrebbero esserci,
non dovrebbero rimbombare fra le mie mura.
Non è stagione, si dice.

Che altro, amice?
è facile assopirsi
in questo suono variabile.

Una goccia d'acqua
non ferma il flusso.
M'addormento
e dei miei pensieri faccio coperta.

mercoledì 1 ottobre 2008

Ubris

"Non ha più freni la lingua
degli uomini: è senza vincoli
il popolo e parla liberamente
ora che si è sciolto il giogo del potere
Nella terra di Aiace,
insanguinata e battuta dalle onde
è sepolta la gloria dei Persiani"

martedì 30 settembre 2008

fredda alba

Freddo cielo buio
sopra le strade già piene di vita;
stelle e lampioni,
aria fredda che mi fa rabbrividire
mentre cammino, e canticchio.

Buio rotto laggiù
dalle prime luci dell'alba,
e già gente cammina
in questa mattina d'autunno.

Giorno nasce
e tra le strade s'insinua il sole,
la cui luce, radente,
fuga il sonno, risveglia le forze;
e allora corro per le strade della città.

è azzurro, il cielo, in questa mattina.
Azzurro come mai sarà più,
azzurro da perdercisi, da dimenticarsi di sè.

E allora, ancora guardo
a questo cielo azzurro
in questo mattino
d'autunno.

giovedì 18 settembre 2008

Cecilia Camellini

Cecilia Camellini. vi dice nulla questo nome?
Classe 1992. non vedente. studentessa di liceo classico.

e allora, si dirà? oltre al fatto che è cieca, cosa ha di particolare?

beh, sapete, Cecilia Camellini è anche Campionessa Olimpionica, per ben due volte. infatti nelle Paralimpiadi di pechino ha vinto ben 2 (due) medaglie d'argento nel nuoto, 50 e 100 stile libero. mica cazzi sapete? non è che si trattava di una gara di minorenni, tutti sono i 21 anni magari. no, è stata proprio una Vera Gara Olimpica, con le migliori nuotatrici da tutto il mondo.
e ora voglio sapere quanti ne hanno sentito parlare dal Sacro Schermo, dal Divino Tubo Catodico (oppure, visto la tecnologia galoppante, dal Magico Plasma)? penso pochi, forse nessuno (e tra questi pure io, mica voglio darmi meriti mai acquisiti).
penso che Lei, Cecilia Camellini, abbia molto da insegnare, a tutti noi. e lascio perdere tutta la tirata sulla Forza D'Animo e il Coraggio che or ora mi balzano alle labbra. traetene da voi le vostre conclusioni.

venerdì 5 settembre 2008

Autunno presagito

Su questa terra,
carica di sospiri e fatiche d'altre età,
ci aggiriamo,
incoscienti, inconsapevoli.
Arrivano gli autunni, e se ne vanno,
come foglie morte, che marciscono,
lentamente, tra erba e fango,
e noi neppure ce ne accorgiamo.
Domani, se il destino avrà deciso,
potrebbe capitarmi di dover parlare,
in memoria di un uomo,
dal pulpito di una chiesa.
Parlare, e ricordare,
mentre con le parole scivola il tempo
"al di là delle dune",
ed un nuovo autunno arriva.

Autunno, ristoratore.
Autunno, nebbioso.
Autunno non iniziato, solo presagito dai venti
e dai primi stormi, che rapidi provano il volo.
L'autunno è un pensiero
che la carta non coglie
e che la città uccide nella sua frenesia,
che tanto a volte ci manca.

Autunno è vecchiaia, è riposo,
è un rimandare le fredde fatiche future,
è il capire sè stessi
e scoprirsi a volte giovani, a volte vecchi.

L'autunno non è pessimista
ride di sè stesso e dei suoi dolori,
li chiama compagni, amici:
"Come va, fratello, vecchio mio? Continui ancora con me?"
E camminare, d'autunno,
in mezzo all'umanità, già intenta alla festa futura,
tra l'umanità di cui tanto abbisognamo e che tanto a volte ci schifa,
è come capire sè stessi, è come vedersi ad uno specchio.

E quando, infine, nel letto ben coperto,
dimentico di ciò ch'è fuori, di chi veglia fuori delle case,
saluto l'autunno, col cappello,
e me ne vado, sognando.

venerdì 29 agosto 2008

I have been gogolled. uao!

l'idroscalo, questo sconosciuto. per un povero ascoltatore di musica casalingacome io sono i concerti sono sempre qualcosa di imprevedibile. ed a onta della mia scarsa esperienza ammetto di conoscere ben poco i luoghi sacri della musica live del nord italia. ieri non sapevo che aspettarmi quando, accompagnato dal mio fratello senegalese, che non s'aspettava certo il BORDELLO che sarebbe stata la serata e che guidava fiducioso la nostra azzurra macchinina, partito dalla martinenghese casa, giunsi in vista di questo mitico posto, che tante volte avevo sentito nominare, per sentire i GOGOL BORDELLO. arrivati anche troppo presto dovemmo aspettare una mezz'oretta prima dell'apertura dei cancelli (e nel frattempo ci passarono accanto uno sconosciuto Eugene Hütz e un ancora più sconosciuto Sergey Ryabtsev), ma quando furono aperti ci trovammo improvvisamente davanti al palco, contro le transe che dividevano pubblico e palco. così vicini? diamine! lentamente dietro di noi la gente fluiva e lo spiazzo si riempiva. alle nove apparve un gruppo supporto. non ho capito il loro nome (solo la parola finale: "project" XD), però avevo capito che erano di venezia. meritano un discorso a parte: devo dire che son piaciuti e ci hanno caricati. suonavano un genere che non so definire hard indie (inventanto ora, perdonatemi) oppure hard rock. fattosta che i lgruppo valeva per 3\4: il batterista era un biondo barbuto che si è trovato improvvisamente a torso nudo e che picchiava come un dannato (ma bene), la bassista (ebbene si, era donna, e da come suonava mi ricordava una certa mia amica) lavorava molto bene sul suo quadricorde, la cantante aveva una voce spettacolare ed un energia incredibile, tanto da parermi una via di mezzo tra janis joplin e clare torry (se non sapete chi è ascoltatevi la tra numero 5 dell'album "The dark side of the moon", non credo ci sia bisogno di dire il gruppo. se non lo sapete andatevi a rintanare). l'unico membro che non funzionava era il chitarrista, che ha passato la mezz'ora a loro disposizione a fare facce idiote e fare rumorini stupidi con la chitarrina a sua disposizione (e fisicamente sembrava una brutta copia di kurt cobain). direi prova più che positiva. quando questo gruppo finì io mi aspettavo di veder comparire i membri dei gogol. e ora devo ammettere la mia ignoranza sulla figura della maggior parte della band. infatti sul palco comparvero strani figuri, dotati dgli stessi strumenti dei pazzi americani. ma questi personaggi, vestiti del classico aspetto degli zingari rappresentati nel mondo letterario occidentale, si rivelarono essere pazzi italiani componenti il CIRCO ABUSIVO, gruppo nato per caso durante una festa di strada (come racconta il loro space). anche loro suonarono davveo bene e ci coinvolsero con i loro ritmi tziganos e i testi in russo (almeno, a me sembrava, ma io son ignorante), spagnolo e italiano. "speriamo di essere stati di ottimo antipasto per il fantastico gruppo che seguirà". così ci lasciò il cantante. allora lo staff smontò e rimontò l'attrezzatura e noi aspettammo. aspettamo. beh, aspettamo, anche tanto. aspettamo. alla fine aspettammo quasi 50 minuti, mentre lo spiazzo antistante il palco rumoreggiava sempre più e ogni tanto volavano bottiglie e lattine che per fortuna non colpirono nessuno.
FINALMENTE, all'alba delle undici, i membri dei gogol bordello saltarono fuori, e fu delirio. attaccarono subito, e il pubblico impazzì. non sono riuscito a procurarmi la scaletta e, visto che non conosco bene la discografia del gruppo non conoscevo alcune canzoni. tuttavia suonarono loro classici come "sally", "not a crime", "never young", "60 revolutions", "star wearing purple", "think locally fuck globally" "indestructible", "santa marinella" (acclamata a gran voce dal pubblico) e "mishto", assieme ai successi recenti dell'ultimo album come "wonderlust king", "supertheory of supereverything" e "american wedding". dotati tutti di moderni sistemi di trasmissione wireless, che libera dll'impiccio dei cavi, e musicisti erano liberi di muoversi a piacere sul palco e di fare più casino possibile. Hütz già dalla seconda canzone era a torso nudo e devo dire che per il modo di muoversi sul palco mi ricordava l'angus young dei tempi migliori (ovviamento non mi permetto di paragonarli sul piano chitarristico), il fisarmonicista yuri lemeshev pareva cullare il proprio strumento e ogni tanto ammicava al pubblico (sopratutto a quello femminile) e divertiva con le sue matte espressioni. il pubblico impazzì immediatamente e la security ebbe un bel da fare a recuperare i ragazzi che venivano lanciati con lo stage diving oltre le barriere. i GB ci fecero presto dimenticare l'attesa patita (anche se per un attimo credemmo che fossero usciti di scena definitivamente dopo 20 minuti di show) e nella second aparte dello spettacolo si lanciarono in una serie di medley da delirio. Hütz, comparso sul palco con una bottigilia di vino, era esaltatissimo e trattava malissimo il povero microfono a lui designato. nel bis apparvero anche i membri circo abusivo per aumentare il casino sul palco. la conclusione fu esplosiva, degna di un tale concerto.
a show finito Hütz scese dal palco e passò in rassegna tutta la prima fila (anche me! anche me!) e stessa cosa fece il mitico bassista che aveva sculettato per tutto lo show e che alla fine mi lanciò pure il suo asciugamano bello sudaticcio (che presi più che altro per ripicca verso uno sbarbatello occhialuto in maglietta bianca che aveva stracciato i maroni per tutto lo show con le sue braccia). peccato che non fossi indipendente con il trasporto, perchè altrimenti avrei tentato un approccio nel backstage con le band della serata. sarà per la prossima volta.
grande serata. grande musica. e finalmente ho un po' di esperienza in più. XD
isacco.

sabato 16 agosto 2008

Borbottio

C'era la luna, pochi minuti fa
ora piove e fulmina di nuovo
e spira una lieve brezza,
pallidi ricordi dell'urlio del pomeriggio.

Qualcosa in me ha imitato quella luna,
un sentimento, un pensiero,
radioso oltre le nuvole, tra le stelle,
ma ora scomparso chissà ove, nascosto da una cortina.

La strada è piena di macerie d'alberi
e ogni tanto dell'acqua tamburella sulle foglie
che ancora si tengono attaccate ai rami,
come i miei ricordi, che resistono nella bufera.

Da dove nasce, questa tempesta?
La goccia d'acqua erode la certezza granitica
e la mia coscienza vacilla, come il platano quà davanti.
Cosa succede quando la pioggia diventa veleno?

E dal chiuso della mia stanza, da dietro i miei vetri
sparisce il resto dell'umanità.
Rimane solo il vento, la pioggia, la grandine e il rumore.

Infine tutto tace,
anche il battito sordo in me,
in un lontano borbottio di nuvole.

martedì 5 agosto 2008

mercoledì 30 luglio 2008

paris et france

parigi.
com'é strana questa città. ha tutto in se: il turista bercione, il poveraccio che rovista nei cassonetti, il rabbi che parlotta fuori della sinagoga, le belle coppie nascoste nei parchi e nelle case da te nascoste in qualche quartiere e tanto altro. é una città con molta ipocrisia. é una cosa normale a tutte le città, ma il passato di questa città grava sul suo presente e fa aleggiare un'aria di colpevolezza, che pero pochi colgono, intenti come tutti sono a trarre foto e ad ammirare monumenti sviscerati dei loro significati o impegnati a perdere il loro sguardo nella falsa infinitezza delle vetrine dei negozi di lusso, che ormai trovi ovunque.
non la conosco ancora bene,come città, ma ha qualcosa di sbagliato di marcio. e puzza, questo marcio.

martedì 24 giugno 2008

Soffia

Soffia, vento
soffia sotto le stelle.
Rinfresca questa mia sudata pelle
e liberala
da eccessivi dolori
e pesanti passioni.

Soffia, vento
soffia sotto le stelle,
corri attraverso i rami,
mormora tra le mie mani
liberale da apprensioni e tensioni,
aprile a gesti di sogni inconsulti.

Soffia, vento,
soffia sotto le stelle,
anima questa notte
primizia d'estate
e disperdi il fumo e il calore
di troppe idee malvagie
scaturite da stanche teste.

Soffia, vento,
soffia in quesa notte
dove io miro al cielo
camminando nel futuro.
Soffia in questa stanca notte
carica di sogni e umori
di suoni e di languori.

Soffia, vento,
soffia in questa notte dove io ansimo
e improvviso un mio cielo.
Soffia per il mio cuore stanco,
soffia
e ricuorami,in questa notte
dove Amore e Morte
tengono banco.

giovedì 5 giugno 2008

Raggio di sole

raggio di sole
che nasce da un foro
tra nuvole erranti
e colpisce foglie e terreno
generando mille colori
e mille figure
e mille sogni.

raggio di sole
protagonista di pomeriggi
e mettine di risvegli
e notti brave
passate a calpestare
assi di legno.

raggio di sole
danzatore
disegnatore del mondo.

se dovessi apparirmi
in figura umana
ti vedrei come dormiente
nel mio letto
aggrappata alla mia mano,
ti vedrei come giovane
capace di danzare
al suono delle città,
ti vedrei come donna
splendida dea
immersa nello splendore
del tuo sguardo e dei tuoi capelli.

raggio di sole
che scompari e ricompari
il mondo sembra improvvisamente
correre con te

raggio di sole
mio raggio di luce
ti tengo fra le dita
e i capelli.
raggio di sole
ti sero per i miei sogni
di conforto in future notti buie.
raggio di sole
la mia anima si dissolve in te.
raggio di sole.

lunedì 26 maggio 2008

Murmure

sotto i tetti delle vecchie case,
spiccate verso l'alto
e aggrappate alcune al cielo
e altre alla terra,
abitano le rondini
e il loro canto
è come un murmure torrente.

guardando le città dall'alto,
le vedi stese ai tuoi piedi
e tra il vento,
le foglie gialle
e i fogli senza padroni
sale la voce del lavoro umano,
un murmore ronzio
di pensieri e forza meccanica.

nei dormitori
che escono dall'invernale letargo
di notte
si diffonde il respiro
di tanti giovani,
e la promiscuità
rompe ogni barriera
e gli amori,
fugaci come farfalle notturne,
riempiono i corridoi
di un murmure fremito.

il rumore, i lsuono
sono l'essenza del silenzio
anche tra gli spazi siderali
mormora il boato
di ciò che esiste.

martedì 20 maggio 2008

maggio

c'è aria tersa
che sberluccica del grigio
di nuovle ancota gonfie di pioggia.

ci sono nuvole scure e chiare
che galoppano
o dormono come giganti.

c'è pioggia, triste d'autunno
passato sulle rive di un fiume quieto
per la troppa acqua ormai fatta passare
sotto i tanti ponti.

c'è una campagna,
irrorata e coltivata
che si bea del massaggio dell'acqua,
del solletico dei vortici di vento

c'è un fiume, tanto rissoso
quanto mingherlino,
che si gonfia per un'offesa
e si spegne nel deliquio
dei pomeriggi estivi.

c'è una notte,
o ce ne sono tante
in cui cantando sulle pozzanghere
ci beviamo la pioggia
che per quanto fredda
riscalda più di tante trasparenti bottiglie.

ci sono persone, che colorano la pioggia
e me la posano nel cuore,
come dono gradito,
come pegno duraturo.
è per loro che la pioggia
riscalda più del sole.

venerdì 9 maggio 2008

09\05\78 -----> 09\05\08

"Era una notte buia nello Stato Italiano
quella del 9 maggio '78
la notte di via Caetani
del corpo di Aldo Moro
l'alba dei funerali di uno Stato"
Aldo Moro - Roma - 09\05\78
Giuseppe Impastato - Cinisi - 09\05\78

venerdì 2 maggio 2008

Maggio

avevo un cane
che a volte sognava
quando alzava il muso
e fiutava l'odore che fa
l'ombra delle rondini.

c'era un gatto
che dormiva sulla schiena
delle oche
e si arrampicava sulle reti.

ho visto oggi un campo di segale
che chiedeva solo
qualcuno che ci corresse
all'infinito.

c'era in quel campo
un papavero
come faro
in mezzo a quell'ondulato mare
color di verderame dorato.

mi diceva
"prendimi".

io lo feci
e me ne andai
con il suo sapore in bocca
e un cane al guinzaglio.

sabato 26 aprile 2008

Specchio di terra

Seduti sulla pietra
in mezzo agli sguardi
della gente
ci abbracciamo
e incrociamo per l'ultima volta i piedi
in una danza giovane
nata da un battere di mani
e da un'armonica.

Giovani sguardi
legati in tanti nodi.
Vi vedo girare in un vortice
di colori e musica.

Oggi era l'ultima volta
di noi sotto gli alberi
tutti insieme.
La primavera muta in estate
e figliano le rondini.

Girotondo con battimani
respiri mischiati
e silenziosi saluti.

Quanto è cambiato
quanto ha cucito e strappato
la vita.

Così tanti, così diversi,
tanto duri
ma pronti a dormire sulle spalle d'altri
coraggiosi
ma necessari gli uni degli altri.

Il momento è finito
e se ne va ognuno
per la propria strada.
Di noi ragazzi
chissà cosa rimarrà
se i ricordi resisteranno
al mutare del tempo
alle crepe dell'anima.
Non saremo più bambini
e la terra ci chiamerà a sè.
Ci specchieremo nel cielo
e ne avremo lo stesso colore.
E allora ci ritroveremo
tra le stelle

mercoledì 23 aprile 2008

falò nei campi

se viaggi tra i campi
durante un piovoso aprile,
ti può capitare di avere miraggi:
vedi tornare l'autunno
e la nebbia ti bacia gli occhi.
le nebbia, fredda sciarpa di visone
rincorre i contadini
che bruciano i rami potati.
la nebbia mi fa danzare
sulle tue spalle.
e se è aprile
riderò
e ti porterò in un baccanale
di merli, dove si canta
e ci si ubriaca,
dove fiori mascalzoni
ti fanno l'occhiolino
e le rondini non strizzano
ingozzandosi di liquor di nettare.
brucia la stoppia attorno alla strada
e nudi ballano bambini e lupi.
il cielo e la terra si ribaltano
e sulle isole di nuvole
nevica cacao.

gira e rigira
gira e rigira
gira e rigira
piccola stella
sei tu che dici all'occhio che vedere
e sei tu che dici al mondo
come essere.

domenica 13 aprile 2008

commento politico

è davvero tanto tempo che non scrivo qua, ma per vari motivi non potevo\volevo scrivere.
ora scrivo, e cambiò un po' tono. oggi, e domani, si vota.
si vota.... ebbene? si vota. questa volta tutto è messo male. si dice che la gente sia apatica, ma a quanto pare lo sono tutti, candidati compresi. fa un ostrano effetto vedere, nelle enormi distese di cartelli elettorali, ampi spazi libero non coperti da manifesti di alcun tipo. come mai questo silenzio politico?

non voglio commentare le idee e le proposte (insane) dei vari partitozzi, a partire dall'ipocrisia delle liste civiche "anti aborto" (idioti, detto concisamente)(e questo èl'unico commento che mi permetto, anche se già sgaror riguardo a quello che ho detto prima,. ma vabbè, concedetemelo).
vorrei parlare della gente, di noi. l'anno prossimo potrò votare anch'io (se si votasse dopo giugno). ma già da quest'anno sono stanco di ogni cosa. mio padre mi ha dato esempi di disillusione profonda. il problema è che lui ha 64 anni, ha passato e fatto di tutto. è piuttosto inquietante il fatto che io, e tanti come me, a 17 anni si ritrovino senza alcuna voglia di ascoltare questi tizi.
è inutile che parlino, sappiamo tutti, già adesso, che ogni cosa fatta da loro è quasi inutile, perchè per una cosa utile a noi ce ne sono quattro a favore unicamente loro.
cerco di non cadere nella banalità, nelle cose dette, trite e ritrite pur tanto vere (infatti la cosa migliore per uccidere una notizia è continuare a parlarne).
quello di cui sono stufo è la fede cieca che molti presentano per questi personaggi, moralmente discutibili. sono stufo di sentirmi dare, in un luogo, del "comunista di merda" e in un altro del "fascista di merda", quando non sono niente di queste cose.
sono stufo di vedere la gente credere all'ipocrisia dei giornali e delle pubblicità, delle chiamate a casa fatte da dischi registrati con tono dolce, accattivante e rassicurante.

il problema di tutto è che ci si dimentica dell'uomo. ci si dimentica dell'altro, nonostante le belle parole. allora vadano a quel paese quelli che per un ideale o per l'altro vanno a parlarmi di etica, economia, sicurezza, cip & ciop.
finchè si dimenticheranno degli uomini, delle persone, non s'approderà a nulla. e allora andranno a morire gli ideali. pensare all'uomo, al fratello, non al proprio portafogli.

Isissibus

venerdì 14 marzo 2008

rosso di sera (o i canti di una pozzanghera)

tra il ticchettio
della bicicletta
passa lo sguardo
tra vetri e cancelli
come frecce, o vespe.
si dorme come lucertole, sui gradini
e ci si azzuffa con i cani, nei giardini

rosso di sera
ruga nel cielo
taglio sulla pelle
lacrime di sole

sole e pozzanghere
foglie nuove sui rami
che buttano verde luce
su quelle marce.
il vecchio zappa
attorno alle piante
e morde il ferro il cane

rosso di sera
ombra sulla terra
ombra di albero
fuoco di candela

se trema la superficie della pozzanghera
è per un sogno di fiume
e bagni tra le rocce.
batte come un cuore, l'acqua
forse è da questi scoli
che nasce la montagna.

rosso di sera
luci sfreccianti
vento caldo e stelle
montagna coperta d'oro notturno

capita a volte
di guardare in occhi di bambina
e scoprire qualcosa di vecchio,
doloroso e dimenticato
tra le tante, troppe rughe
su una mano,
in una macchia nascosta
dietro ad una pupilla.

rosso di sera
brucia la carne
e chiude gli occhi.
il caldo berrà le pozze
come la mano ferita e rugosa
quasi terra seccata,
beve le stille
della speranza e del dolore
che nascono dalla brace e dal ghiaccio.

giovedì 13 marzo 2008

Suoni di uomini

come suonano le lacrime?
cadono come macigni
e trema per loro la terra
volano come foglie
e tace per loro il vento.

come suona il cuore?
grancassa di sangue
che gonfia le vene,
pausa improvvisa
nel freddo dell'adrenalina e della paura

come suona il respiro?
urlo strozzato
nell'estasi e nel dolore.
calma dopo la tempesta,
appagato e e sereno

come suona il silenzio tra due pensieri?
pausa di paradiso
valanga che sale dalla gola
scoppio e fuga
attimo di divinità

come suona l'uomo?
suona del rumore che fanno i capelli
e dei passi leggeri, invisibili,
continui, inarrestabili
verso il salto nella luce.

lunedì 3 marzo 2008

la vita dell'erba

"il più minuscolo germoglio
ci dimostra che in realtà
non vi è morte, e se mai
c'è stata conduceva alla vita, e
non aspetta il termine per arrestarla.
e che cessò nell'istante in
cui la vita apparve"

Walt Whitman



dal davanzale
tra i fiori
fa spuntare un baffo
un gatto.
sotto gli occhi gialli
ti sollevavo per la vita,
sottile come un soffio di vento.
che valore ha la giacca scura
e l'umido sulle scarpe
che sale dalle mattonelle
bagnate dalla pioggia?
sarebbe più utile
un'ora tra voli di tortore
e quiete di città,
su nell'aria, dimora di campanili.
inventerò il tuo nome
seguendo il ritmo
del mio respiro
nel vederti.
e che sia acqua, ponte,
casa, automobile,
nuvola o roccia qualsiasi
il luogo dove incontreremo
l'immortalità di ognuno
che sta nella gola dell'altro.

martedì 26 febbraio 2008

canto della nebbia

penombra di occhi
socchiusi dal sonno.
sole lontano
bruciato e inscatolato.
il cuore pompa aria
e lacrimano i polmoni.
lame di nebbia
amputano alberi
e i castagni suonano come campanili
per il canto d'una civetta.
campanaro verde e giallo
fiore che nasce dal muschio.
campanula invernale,
sole di mezzanotte
del buio delle radici.
la veste azzurra
che inseguo
tra sonno e ubriachezza
crea bestie e mostri di vapore.
giocano, le tue mani,
con cortecce e foglie
e il sangue arrossa
la tua fronte color di nebbia.
pianura o brughiera,
osteria del freddo
dove trovo il vino dei ricordi.
suona una voce dagli arbusti
e ora che ti ho raggiunta,
increspando appena la nebbia.
e io mi perdo,
in ricordi e in vortici d'argento.

domenica 24 febbraio 2008

errori

"que serà serà, e così sarà"
e ciò non vale solo per il tempo, o la vita.
riguarda anche noi.
che siamo fatti di oro e merda.
guarda in alto
le nuvole sono striate
e il cielo è graffiato.
guarda in basso
e osserva la mia mano insanguinata
e la rosa che spunta tra i piedi.
credi che il tuo cuore
non vomiti sogni più oscuri?
ti prego non svegliarmi adesso
e lasciami partire per i miei mondi
cantando lacrime.

lunedì 18 febbraio 2008

matrimoniè

e così mi si è sposata pure la sorella... ormai manco solo io, ma ho almeno ancora 16 anni prima di sposarmi, visto che sia mio fratello che mia sorella si sono sposati dopo i trenta. dai, farò una via di mezzo tra di loro: mi sposerò a 32 XD.

chissà che mi darà il mondo...
per ora, quello che posso far è andar a rotolarmi sull'erba delle mura.
e suonare l'armonica.
e scrivere.
passerò notti immerso
nel'ambra della birra.



torna la primavera, non credi?
e tanto vale cantare, sui ciottoli bagnati.
e esplorare le nervatura di una foglia di platano.
che la città è come una nuvola
e il tempo è fuori della mia anima,
scherzo dell'eternità a dio.
mi allontano dal letto e comincio a vivere un sogno,
con un canto in gola e il sole sulle labbra.
ma fa niente, se mi sveglierò.
perchè sono io a crearli, i sogni.
e se mi perdo tra le righe, fa nulla
perchè nel vento troverò sempre un appiglio.
va, torna con la mente nelle tue scarpe
e pensa a dove vai.
tanto qua mi troverai,
o ovunque,
su un ramo in mezzo alle mele.

mercoledì 13 febbraio 2008

viaggio sonoro

vibriamo
come corde e tendini
nel vento.
suona il tuo cuore
e bucia i tuoi capelli
che la strada sta finendo
e spariremo tra spruzzi
nell'acqua di un lago.

lunedì 4 febbraio 2008

oh oh oh...

"oh oh oh...
che fortuna...
c'è qualcuno
che parla alla luna..."

un po' pioggia, un po' camino.
un po' lupo, un po' libro.

e se si suona un poco
muoverò il piede
e il mio cuore canterà
con voce di tromba.
e me ne andrò,
cappello e bastone,
su un mare
a dormire un'amaca
che non ha nulla da invidiare
alla luna.
diamine, n'è passato tanto di tempo, dall'ultimo intervento. e oggi, come spesso succede, la pioggia mi porta odori di cuba e brasile, e vecchi matti che vanno a trenino per le palme di una spiaggia con una trobma e un paio di chitarre... olè.

lunedì 28 gennaio 2008

ombre

ombre di verde
disegnano
valli e colline
sulle nuvole.
ombre di rosso
incendiano
il cielo
e la città.
ombre di notte
oscurano
gli alberi
e le strade.
ombre nel cuore
instillano
il dubbio
e la tristezza.

giovedì 24 gennaio 2008

La Belle Dame Sans Merci (?!?!)

ispirato da una situazione particolare ho deciso di cimentarmi pure io su questo tema.
si vedrà.


donna, donna,
signora del mio cielo
e dei miei sensi,
canti, mi sfiori.
fuggi senza ritegno
chè ormai il mio cuore
hai in pugno
dopo averlo trafitto
con il doppio arpione
dei tuoi occhi.
sembri bambina
presa da bambole
e forse sei ugualmente
inconsapevole
di quanto io brami
respirare tra i tuoi capelli
e stringere le tue dita
tra le labbra.
ma fuggi, e non capisci.
parlarti non posso,
o non riesco
e non posso cercarti.
m'accontento di quel poco
che concedi.
e mi perdo tra le nuvole,
senza meta nè rotta,
come nave dalle vele stracciate
e senza pilota.
non voglio gli scogli neri,
o la tempesta.
voglio il porto,
la sua allegria,
il suo degrado,
la sua puzza d'alcool
e di umanità.
solo il tempo mi farà sapere
dove mi porteranno
le correnti.

martedì 22 gennaio 2008

primavera

sono triste. e preoccupato. e spaventato.
è il 22 gennaio.
a martinengo (Bg) e nelle sue campagne sono tre settimane che non gela e che la temperatura non scende sotto i 3 gradi.
oggi c'è un forte vento da sud ovest. ha spazzato via la nebbia, che ancora resisteva, le nuvole e l'aria sporca che gravava sui monti orobici.
oggi sono andato in giro con il cane per la campagna.
vedevo le orobie un poco imbiancate, e dall'altra parte si vedevano pure gli appennini. gli alberi erano tutti spogli, c'erano pozzanghere, e i soliti rifiuti di sempre.
ma, a dispetto del vento, faceva caldo, troppo caldo per gennaio.
come si fa a non essere preoccupati?

venerdì 18 gennaio 2008

pensieri dei giorni in una casa vuota

la pioggia picchiava
sulla mia pelle
come se suonasse
un painoforte.
un poco delirio,
un poco sonno.
un poco febbre,
un poco canzone.
la fissità della foto
m'imbarazza più
della stessa tua presenza.
t'immaginavo dormire
accanto a me
e la mia mente
parlava nuovi linguaggi,
parole lontane
di nebbie e sole,
di pelle ambrata e stelle.
mi ferisce il raggio del sole
che attraversa i rami spogli
e al tuo viso
se ne sovrappongono tanti altri.
immagino sere d'estate
e parole
e notti abbracciati.
è bello imamginare quei momenti mai vissuti
come se fossero già passati
e trovarsi già alla fine.
ma in fondo...
cosa ne è rimasto del mio mondo,
il mio mondo di ieri?
e tu...
chi sei?

domenica 13 gennaio 2008

che colore sei?

Devo finir di colorare
il mondo che vorrei abitare
Un giorno, che piove, disegnerò sale
Con l'acqua del cielo mi farò il mare
Nascerà la sabbia per farci un altare
dove solo gli amici ci verranno a sposare.
Luna piena di gomma e falò
Con la faccia da mostro ti abbraccerò
Poi disegnerò una casa che sia grande da abitare...
che da davanti viene male.
Fermo il tempo
e il disegno dirà...
baciami.
(Bandabardò – Disegnata)

fuori della finestra la notte, con la complicità della nebbia, stende pennellate sulla strada, sul platano, sulle cassette dei cachi sul mio balcone.
Tra alcuni mesi avrò finito la scuola e mi godrò i primi giorni di vacanze estive. E verso le 6 di mattina il sole caccerà via il nero con la sua luce bianca.
Bianco e nero… opposti, no? Il classico Ying con il solito Yang.
Li si cita anche molto spesso nei modi di dire… “vedi tutto in bianco e nero” è un modo solito di rimproverare a qualcuno il suo estremismo. Ed è proprio di questo che voglio parlare.
Vedere tutto in bianco e nero. È una metafora che sfrutta il nero, annullamento dei colori, e il bianco, somma di tutti i colori, per distinguere diverse concezioni della vita. La visione estremistica e dualistica, del buono e del cattivo, con me o contro di me.
Mantenendo però sempre questa metafora, ci si accorge che però i colori non sono solo due. Come già si è detto, il bianco stesso è somma di tanti colori. Infatti se si osserva una tavola che mostra la gradazione completa dei colori si vede che il nero e il bianco sono solo le estreme sfumature della tavola. In mezzo a essi c’è l’infinita tavolozza di colori che riempie il mondo in cui viviamo.
Mi viene spontanea una domanda quindi. Come mai spesso l’uomo si dimentica delle sfumature e delle variazioni e si arrocca su posizioni estremiste, con conseguenze spesso (purtroppo) gravi?
Io purtroppo non so dare una risposta a tale domanda. Vi chiederete allora perché scrivo questo articolo.
Lo sto scrivendo perché, anche se non ho risposte, io cerco di rifuggire gli estremi, tanto nei colori quanto nella vita di sempre.
Quando sto fotografando cerco di riprendere momenti che contengano più colori possibili: un tramonto, un vaso di fiori, un insetto, degli amici.
Quando vivo cerco di conoscere tutto, incontrare gente di ogni genere e fare con essi ogni esperienza, dalle divertenti alle più terribili.
Perché si, come il nero e il bianco sono estremi, in ognuno dei due si trova il seme dell’altro. E come nell’orrore più immenso e terribile si trovano le cose più belle e grandi, quelle che rimangono nei secoli dei secoli.
Non so perché noi uomini siamo portati all’estremismo. Forse perché semplicemente siamo fatti così. Ma l’importante è saper valutare, così come un pittore valuta quanto grande fare il quadro o un fotografo sceglie il soggetto, le idee che ci vengono proposte e le scelte che facciamo.
Perché in fondo è bello perdersi a guardare nella trama delle stelle…

domenica 6 gennaio 2008

sogno

da un sogno di luce
giungesti
e ti fermasti in me.
ti trovavo, le sere
che m'attendevi
inconsapevole tu stessa
del perchè.
io ti speravo,
speravo in poche parole
scambiate con te.
e occhi aperti
e vecchie cicatrici callose.
nell'odore del rosmarino
immaginavo i barlumi
dei tuoi occhi
e del tuo ridere.
ti cantavo
e non sapevo perchè.
parlo, schizzo d'inchiostro
fogli e fogli
poi stracciati e dimenticati
e nessuna parola riesce a rispondere...
nessun segno
riesce a raccontarti.
nessun foglio riesce ad imprimere
la tua immagine.
parlo e parlo e parlo...
ma niente sa dire
perchè...

giovedì 3 gennaio 2008

prendete e mangiate in abbondanza, in questo delirio di circostanza

illumini il ghiaccio
e la nebbia attorno a te
con strana luce buia
e violacea.
la tua mano improvvisa,
come fiocco
del pioppo,
o come neve sulla lingua,
tra le mie dita
e subito di nuovo via.
sogni notturni
e brevi apparizioni
tra la massa di gente
o nelle silenziose
vie notturne del paese.
t'invoco, ti cerco.
scavo i muri
e annuso l'aria.
sondo i suoni
per cercare la tua risata.
nuvole e lune
mi guardano a turno
ma le dimentico,
le cancello.
miro al cielo
solo per cercarti tra le stelle.
ma non ti trovo
e Orione fedele e invernale
scuote la testa e tramonta.
ti cerco anche in me
per capire cosa hai creato.
perchè cerco?
infantili desideri
o sogni interrotti?
desidero inverni
e calde verdi estati.
ma desidero te,
o cerco solo per dare uno scopo
ai giorni e alle ore?
non so,
acerbo è il mio animo.
mi butto sul freddo asfalto
e guardo lassù
a quel cielo invernale
povero di neve
ma non di luce.
e dormo...
dormo nell'ultimo fremito
delle ultime foglie secche,
nel lieve rombo
del sangue nelle mie orecchie.

martedì 1 gennaio 2008

primogennaioduemilaotto

bien, eccoci qua. è mezzogiorno, a casa mia è tutto finito, ho saputo che i miei ospiti sono giunti a casa sani e salvi... quindi il capodanno è finito, no?
bella festa. partita sottotono (lo dico sempre che faccio male a mischiare le mie amicizie) poi risollevatasi grazie al genio boriellesco (e alla birra). finita in grande stile, poi... ringrazio i quattro dell'apocalisse che con me hanno compiuto, ultimi rimasti, un ballo scatenato su "bohemian rapsody" dei queen... eletti gruppo santo 2007.


ho assistito pronostici, bilanci, profezie... e vecchi desideri latenti, e grandi e piccole vecchie ferite nei nostri impavidi animi di quind\sedicenni...

a proposito di profezie e desideri, chissà se il bani ci azzeccherà?


voce del vento
corri da lei
vento che urla
afferrala.

pioggia che sferza
baciala
sole che arde
riscaldala

vento che soffia
toccala
vento che ride
rallegrala

neve che gela
suona per lei
grandine che distrugge
falla danzare

vento che scende
toccale la gonna
vento che annuvola
solleticale i piedi

fuoco che arrossa
saziala
terra che nutre
proteggila

pianto del vento
rallegrati di lei
vento che muore
risorgi
dal suo ansimo

massì...

massì... buon anno a tutti puzzole... che possiate essere sereni.
dal vostro mastro dei cachi e dei platani,
detto anche l'idiota
detto anche l'isy
detto anche "isyciaiqualcosadafarmifare"
chiamato più semplicemente
isacco.



p.s.: chiusura in grande stile eh? :P