lunedì 31 agosto 2009

Dolce fulmine

Un brivido,
fu un brivido.
Percorse l'aria
e si scaricò,
dolce fulmine,
attraverso i miei nervi,
lungo la mia schiena.
Volsi gli occhi d'intorno,
abbracciai i riflessi
sulle gocce rimaste
sulle prime foglie morte.
Fu un brivido,
soltanto un brivido.
Inspiegabile, o forse
volutamente tenuto da me
a me nascosto.
Fu solo un brivido,
o forse un fremito di sogno?
E' un sogno?
Fu solo un attimo
e di nuovo, non so perchè,
il mio mondo divenne di nuovo
solo stelle.

domenica 23 agosto 2009

Il Bacio

Ci baciammo.
Con la mia mano sinistra attiravo verso di me il suo fianco. La mano destra poggiava, con le dita itnrecciate alle sue, sulla ruvida, antica pietra del parapetto del lungofiume alberato che dava sul placido scorrere del fiume denso di terra.
Fu un bacio placido, qualcosa di previsto, di conosciuto, di aspettato. Un bacio lungo ed intenso, tranquillo. Un bacio malinconico, già carico di nostalgia.
Fu un bacio con il sapor di rimpianto ben presente in bocca, fisso in quel punto della lingua dove più forte si sente l'amaro.
Lo sapevamo. Dopo quel bacio ci sarebbe stato solo silenzio. A cosa sarebbero servite le parole? Era già instillata in noi la rassegnazione.
Quel momento era il coronamento di una piccola follia, una leggera pazzia, a volte necessaria.
Occhi chiusi, ad allontanare ogni distrazione. Il pensiero invaso dal fluido fiume delle sensazioni. L'umido delle bocche, il fiato caldo che come un vento usciva dalle narici, il contrasto tra l'aspro della vecchia roccia squadrata e la sottile morbidezza di quelle dita brune dalle unghie laccate di un colore troppo strano pr avere un nome.
La città ronfava monotona e placida. Il suo brontolio si mischiava al piccolo rotolare dell'acqua.
Il vento faceva frusciare delle foglie.

martedì 4 agosto 2009

Dialogo dal balcone

Ancora, di nuovo,
mi ammicchi da lassù, Luna.
Son sempre quì,
son sempre io,
da questo balcone,
su queste strade.
Mi adeschi, mi tenti,
come una puttana,
ma mi inciti, mi spingi,
come un'amica.
Verso dove?
Ho un tavolo, delle sedie,
libri musica bicchieri e bottiglie.
Altrove non posso stare,
è come proibito.
Mi si guarda male,
mi si ignora.
Invece di stelle
mi brillano sugli occhi i riflessi
di ricchezze irraggiungibili.
Senza speranze, mi dicono.
Ho il mio, mi deve bastare.
Ma quante volte vorrei mandare tutto all'inferno
ed afferrare con forza quello che mi è negato.
Ti afferrerò, Luna, e gemerai tra le mie mani.
Sperando tuttavia
di non trovar solo aria tra le mie dita
dopo il risveglio sudato
da un sonno agitato.

lunedì 3 agosto 2009