venerdì 17 aprile 2009

"Amori mannu di prima ‘olta l’aba si suggi tuttu lu meli di chista multa
Amori steddu di tutte l’ore di petralana lu battadolu di chistu core"

Questa pioggia fredda
che gocciola dal mio tetto
pare m'inviti,
pare mi chiami a sè.

Volentieri porrei il piede
nella scura e viscida strada bagnata,
se sapessi di poter essere purificato dalla rada pioggia,
se sapessi che le fredde gocce mi lavassero l'anima.

La pioggia, amorevole come madre,
mi avvolgerebbe e mi ripulirebbe,
conscia della mia colpa,
conscia del candore ignaro dell'innocente.

Come bestia ferita vagherebbe il mio animo
ai confini della città
e si rimprovererebbe la stoltezza,
e si rimprovererebbe i dolorosi sogni.

Oh com'era bello sognarti,
immaginando discorsi ed incontri!
Com'era bello stare lontani dalla verità dei fatti,
lontano dalla mia insignificanza ai tuoi occhi!

Ora i miei pensieri dilettanti
rimpiangono la debolezza davanti ai desideri,
rimpiagono di aver dimenticato
la già subita lezione.

Queste parole sicuramente avranno un tempo di inutilità ridicola ai miei occhi. Ma il valore che in futuro potremo dare ai nostri pensieri sminuisce la forza e l'importanza attuali delle sensazioni che portano alla formulazione delle parole? è uno sfogo questo, per tante cose in realtà anche se pare incentrato su un solo argomento. Ogni tanto ne ho bisogno anch'io, diamine.

lunedì 6 aprile 2009

Via Crucis D'Abruzzo

Splendevano le strade,

splendevano le finestre

alla tremolante rubiconda luce

di centinaia di candele.

Le strade erano un tempio

e passi di lutto vi passavano

attenti a smuovere appena

quel sanguigno tremolio e la polvere appena posata.

Ecco, passa la processione,

Cori, camici, lampeggianti,

sacre lettere, bestemmie, e le stelle e la luna

affacciate dagli occhi indiani di una bimba spaventata.

Ecco, è tutto finito.

Ecco, si spengono macchinari, si smontano impalcature.

La strada rimane ingombra di detriti,

logorata dalle macerie del quotidiano.

Ed unica effimera guardia

rimane una croce di chiaro legno

ad un mondo troppo silenzioso,

tenacemente abbarbicata ad una rugginosa ringhiera.

venerdì 3 aprile 2009

La Via Crucis dell'Uomo

Questa sera è stata particolare. Bella. Strana. Illuminante.
C'era la via crucis pasquale di quartiere. Mia voglia vicina allo 0, durante il pomeriggio, con i preparativi. Eppure...
Sono uscito, all'inizio. Io avrei dovuto leggere la quarta stazione, quella che avevamo preparato sotto casa mia. Ho deciso di approfittare del tempo che avevo. Ho preso la mia fedele macchina fotografica e sono andato a riprendere la stupenda scenografia delle vie e delle case buie illuminate dai lumini alle finestre, ai balconi e ai bordi delle strade e dai fari messi alla varie stazioni. Poca gente in giro, tutti dietro il corteo. E ho incontrato una mia anziana vicina, la nonna di un mio vecchio amico. Abbiamo parlato un po', del più e del meno, il solito, insomma. ma nel frattempo siamo stati avvicinati da una famiglia di indiani (credo siano indiani) che abita in un palazzo vicino. Non avevano mai visto una scena del genere, soprattutto le due ragazzine, che avranno avuto undici o dodici anni. Sveglie, spigliate, e senza timore di parlare. Hanno chiesto a me e alla vicina anziana che cosa significasse tutto quell'apparato, per loro assolutamente sconosciuto e incomprensibile. E gliel'abbiam spiegato. Loro hanno capito (anche grazie alle ragazzine che hanno spiegato nella loro lingua alcuni concetti difficili) e, soddisfatti, se ne sono andati.

Questa è stata una delle cose più belle che mi siano capitate. Vicini stranieri ci hanno avvicinato, hanno tentato di capire i nostri altarini, le nostre tradizioni, senza giudizio. E questo in barba a tutti quelli che affermano la pericolosità e la chiusura di tutti gli stranieri nella nostra società.
Mi è sembrato di vivere in una situazione che ritenevo esistere solo nei libri: gente con idee, origini, tradizioni, religioni diverse compie gesti di normale convivenza civile, magari anche di vivere qualcosa dell'altro. è inesprimibile quello che provo. vorrei mi capitasse più spesso.
Isissibus*