venerdì 6 novembre 2009

Cristallino buio

Che mi divide dalle stelle?
un'aria tagliente,
un affilato vetro.
Brillano, là nel nero.
Che altro posso fare
se non vedere in ognuna di esse
il riflesso del sole, della luna,
della luce,
immaginandoli nel nero profondo
delle tue pupille?
Nel cristallino buio
mi rimanga almeno il sogno
di poterti vedere e toccare.

martedì 3 novembre 2009

Culla e giaciglio

Sto sdraiata e sento il sole e il vento
che mi corrono sulle guance.
Circondato da tranquillità, da pace,
sale un pulsare profondo,
una richiesta latente,
un eco lontano
di paura e piacere,
gioia e tremore,
un destino, che forse si compirà.
Il mio ventre, a tanto destinato.
C'è pace, e calma,
ed è facile dimenticare,
è facile sperare e immergersi
nella sensualità del vento.
E' inutile pensare
all'inevitabile foglia caduta,
al nuovo futuro autunno.
Darò vita, amerò!
E sarà quel che sarà.
Il mio ventre ritmico vive
e già sogno il mondo,
culla e giaciglio per tutti noi.

strana storia, questa composizione... forse la racconterò prima o poi XD

martedì 22 settembre 2009

Nell'attesa

E del gigante che ero,
che mi credevo,
hai fatto corpo morto,
un fiore in attesa di essere colto.

mercoledì 9 settembre 2009

terrorismo rosso e nero

"uccisi perchè? per il sogno di un gruppo di esaltati che giocavano a fare la rivoluzione, si illudevano di essere spiriti eletti, anime belle votate ad una nobile utopia senza rendersi conto che i veri "figli del popolo", come li chiamava pasolini, stavano dall'altra parte, erano i bersagli della loro stupida follia."

sabato 5 settembre 2009

Canto della donna luminosa

E' una gran luce, lassù.
Una perla in cielo,
come l'orecchino, o l'anello
che è offerto in dono
allo sguardo furbo della Donna.

Ci son tante piccole luci, laggiù.
E' come se per me, in notti particolari,
simili a questa,
quando la perla in cielo
sembra avvolta da lontano
dalla madreperla di vaghe nuvole,
tu ti facessi bella,
con un vestito brillante,
come una cascata di gemme frantumate,
distesa, placida sorniona, ronfante.

Abbracci gli sguardi persi di chi mi è vicino
o di chi oltrepasso camminando sull'erba.
Sembri golosa e maliziosa,
ma sei troppo per me.
Troppo grande, luminosa, ricca florida e splendente
per essere appagata dal mio mio occhio senza speranze.

Forse fingi.
Forse sei un'altra maledetta tentatrice,
che vuole stordirci e farci dimenticare
il sangue che pulsa due dita sottoterra,
che grida un filo sotto pelle.
Ma non so cosa sei.
forse è meglio, forse è giusto
che io vada perdendomi
lungo il tuo miraggio,
dentro il tuo tesoro di brillanti.

Sussurra, sussurrami ancora, ti prego...
"Piccolo ragazzino, lascia stare
la mia vecchia pietra,
non farti ere dalle vertigini
guardandomi nelle mie grandi dolcezze.
Forse son sogno, forse miraggio,
forse tentazione o gioia d'un istante.
Io sono quella che devo essere.
Sono tutto in ogni momento,
io son quello che vedono i tuoi occhi.
Tu decidi cosa sono o non sono,
tu decidi se sono o non sono".

E forse il capo è stanco
e l'anima sfonda per troppi sogni,
pulsa, ritma e forte,
lì sotto, nella caviglia.
La notte finirà.
La perla in dono sparirà, non colta.
Chiudo gli occhi
e divento rugiada.

lunedì 31 agosto 2009

Dolce fulmine

Un brivido,
fu un brivido.
Percorse l'aria
e si scaricò,
dolce fulmine,
attraverso i miei nervi,
lungo la mia schiena.
Volsi gli occhi d'intorno,
abbracciai i riflessi
sulle gocce rimaste
sulle prime foglie morte.
Fu un brivido,
soltanto un brivido.
Inspiegabile, o forse
volutamente tenuto da me
a me nascosto.
Fu solo un brivido,
o forse un fremito di sogno?
E' un sogno?
Fu solo un attimo
e di nuovo, non so perchè,
il mio mondo divenne di nuovo
solo stelle.

domenica 23 agosto 2009

Il Bacio

Ci baciammo.
Con la mia mano sinistra attiravo verso di me il suo fianco. La mano destra poggiava, con le dita itnrecciate alle sue, sulla ruvida, antica pietra del parapetto del lungofiume alberato che dava sul placido scorrere del fiume denso di terra.
Fu un bacio placido, qualcosa di previsto, di conosciuto, di aspettato. Un bacio lungo ed intenso, tranquillo. Un bacio malinconico, già carico di nostalgia.
Fu un bacio con il sapor di rimpianto ben presente in bocca, fisso in quel punto della lingua dove più forte si sente l'amaro.
Lo sapevamo. Dopo quel bacio ci sarebbe stato solo silenzio. A cosa sarebbero servite le parole? Era già instillata in noi la rassegnazione.
Quel momento era il coronamento di una piccola follia, una leggera pazzia, a volte necessaria.
Occhi chiusi, ad allontanare ogni distrazione. Il pensiero invaso dal fluido fiume delle sensazioni. L'umido delle bocche, il fiato caldo che come un vento usciva dalle narici, il contrasto tra l'aspro della vecchia roccia squadrata e la sottile morbidezza di quelle dita brune dalle unghie laccate di un colore troppo strano pr avere un nome.
La città ronfava monotona e placida. Il suo brontolio si mischiava al piccolo rotolare dell'acqua.
Il vento faceva frusciare delle foglie.

martedì 4 agosto 2009

Dialogo dal balcone

Ancora, di nuovo,
mi ammicchi da lassù, Luna.
Son sempre quì,
son sempre io,
da questo balcone,
su queste strade.
Mi adeschi, mi tenti,
come una puttana,
ma mi inciti, mi spingi,
come un'amica.
Verso dove?
Ho un tavolo, delle sedie,
libri musica bicchieri e bottiglie.
Altrove non posso stare,
è come proibito.
Mi si guarda male,
mi si ignora.
Invece di stelle
mi brillano sugli occhi i riflessi
di ricchezze irraggiungibili.
Senza speranze, mi dicono.
Ho il mio, mi deve bastare.
Ma quante volte vorrei mandare tutto all'inferno
ed afferrare con forza quello che mi è negato.
Ti afferrerò, Luna, e gemerai tra le mie mani.
Sperando tuttavia
di non trovar solo aria tra le mie dita
dopo il risveglio sudato
da un sonno agitato.

lunedì 3 agosto 2009

venerdì 31 luglio 2009

Goccia di splendore

Recentemente mi son trovato ad ascoltare "Anime Salve". E' l'ultimo disco di inediti di Fabrizio de Andrè (1996).
Sembra l'addio di De Andrè al mondo, come un presagio della fine. Ma un addio non definitivo, felice, un arrivederci. La sua famiglia, la moglie e i figli, molti vecchi e nuovi amici lo accompagnano in questa processione musicale fino al punto in cui lui dovrà andare da solo. "Smisurata preghiera" è la perfetta conclusione di un viaggio poetico e musicale incredibile. E' una preghiera per tutti noi, smisurata come smisurato è la grandezza dell'umanità.
Perchè tutti abbiamo la nostra "Goccia di Splendore".

Isissibus*

sabato 25 luglio 2009

Lappach

Non è certo stato rilassante.
Non ho avuto di certo modo di stare nel mio, di riflettere su chissà cosa.
Ma di certo è stato qualcosa di incredibile e di conclusivo.

sabato 18 luglio 2009

Voglia d'inverno

Come sempre, a metà estate arriva prepotente un bisogno di altri climi.
Uno strano contrasto, che nasce in me: bisogno di caldo estivo, di campi pieni di verde e giri con il cane a rubar more, e un bisogno di freddo, pioggerelline e giornate glaciali, cappotti e vestiti lunghi e pesanti.
Questo.. casino può anche essere espressione del mio stato d'animo... Caos. Strano. diverso da ogni cosa mai provata. Ovvio, c'è una spiegazione semplice, ed io non me la nascondo di certo. Mia madre le chiamerebbe "paturnie adolescenziali", ed avrebbe ragione. Solamente pensavo d'esserne già fuori. A quanto pare è ancora lunga la strada da fare.
Vabbuò, il tempo dirà. E con il tempo si saprà anche cosa dovrò fare.

A volte bisogna fare delle pazzie. E' un bisogno, com un a spinta che nasce direttamente dal plesso solare e che ti trascina avanti, e ti ritrovi, chissà, a cinquecento chilometri da casa, in attesa appoggiato ad una fontana in attesa di un grande passo che potrebbe distruggerti o cambiarti la vita.
Sono tante le cose che si agitano e non trovano sfogo, in questi spazi infiniti pieni di confini e limiti, che è impossibile attraversare d'un fiato.
A volte ritorna quel vecchio sogno: un paio d'ali, una vita diversa, un miracolo, un altro me.
Devo riaffidarmi alla penna, a quanto pare. Ed aspettare, in attesa di un qualcosa che chissà quando verrà, se verrà.

martedì 14 luglio 2009

Noi con noi

Come sempre
sempre tu.

Sei tutto quello che non sarò mai.
Sei tutti i sogni che ho.
Sei tutto quello che non avrò mai.
Sei tutti gli errori miei che ho.

Quante cose sarebbero diverse,
per me e te.
In quante cose potremmo essere diversi,
se solo fossimo
io e te.

venerdì 3 luglio 2009

Briciole sparse

Dove sei? Che fai?
Un'ansia maledetta,
che mi soffoca e m'attorciglia!
Ti sogno, ti penso.
Ti spio, con ciechi occhi preda della fantasia.
Vivo dei brandelli,
delle briciole della tua vita,
gettate a volte, a caso,
come si gettano briciole in un lago.
Cosa pensi? Chi sogni?
Come vorrei poter assistere
anche solo da spettatore, da spia,
alla tua vita.
Che me ne faccio di quel che mi è offerto!
Che me ne faccio dei vuoti abbracci
che tu sola puoi riempire?
Ed il sonno e la vita si mischiano,
perdono i confini.
E mi deridono,
e giocano con me.
Intanto io rimango sempre lontano
costretto ad ammirarti
da una finestra chiusa,
mentre son trascinato via.
E tu non sai,
e tu sogni...
senza me.

mercoledì 1 luglio 2009

lunga assenza

è tanto che sono via, è tanto che non scrivo e non rifletto un po'.
l'assenza dal blog è stata causata anche da inconvenienti tecnici e, sinceramente, ho molto meno materiale da presentare, molti meno pensieri (e non riesco ad attivare la modalità minima del uindous media pleier).

nel frattempo io sto cambiando. sono diventato maggiorenne, e in fondo passo tipici periodi da paturnia adolescenziali. e in fondo questa è l'ultima estate ancora da "minorenne", ovvero con la prospettiva di un altro anno scolastico e di vita familiare "normale".
ma chissà. il viaggio in perù si farà o no? chissà.
tanto sono le cose in modalità "chissà". e què serà serà.

Isissibus*

venerdì 17 aprile 2009

"Amori mannu di prima ‘olta l’aba si suggi tuttu lu meli di chista multa
Amori steddu di tutte l’ore di petralana lu battadolu di chistu core"

Questa pioggia fredda
che gocciola dal mio tetto
pare m'inviti,
pare mi chiami a sè.

Volentieri porrei il piede
nella scura e viscida strada bagnata,
se sapessi di poter essere purificato dalla rada pioggia,
se sapessi che le fredde gocce mi lavassero l'anima.

La pioggia, amorevole come madre,
mi avvolgerebbe e mi ripulirebbe,
conscia della mia colpa,
conscia del candore ignaro dell'innocente.

Come bestia ferita vagherebbe il mio animo
ai confini della città
e si rimprovererebbe la stoltezza,
e si rimprovererebbe i dolorosi sogni.

Oh com'era bello sognarti,
immaginando discorsi ed incontri!
Com'era bello stare lontani dalla verità dei fatti,
lontano dalla mia insignificanza ai tuoi occhi!

Ora i miei pensieri dilettanti
rimpiangono la debolezza davanti ai desideri,
rimpiagono di aver dimenticato
la già subita lezione.

Queste parole sicuramente avranno un tempo di inutilità ridicola ai miei occhi. Ma il valore che in futuro potremo dare ai nostri pensieri sminuisce la forza e l'importanza attuali delle sensazioni che portano alla formulazione delle parole? è uno sfogo questo, per tante cose in realtà anche se pare incentrato su un solo argomento. Ogni tanto ne ho bisogno anch'io, diamine.

lunedì 6 aprile 2009

Via Crucis D'Abruzzo

Splendevano le strade,

splendevano le finestre

alla tremolante rubiconda luce

di centinaia di candele.

Le strade erano un tempio

e passi di lutto vi passavano

attenti a smuovere appena

quel sanguigno tremolio e la polvere appena posata.

Ecco, passa la processione,

Cori, camici, lampeggianti,

sacre lettere, bestemmie, e le stelle e la luna

affacciate dagli occhi indiani di una bimba spaventata.

Ecco, è tutto finito.

Ecco, si spengono macchinari, si smontano impalcature.

La strada rimane ingombra di detriti,

logorata dalle macerie del quotidiano.

Ed unica effimera guardia

rimane una croce di chiaro legno

ad un mondo troppo silenzioso,

tenacemente abbarbicata ad una rugginosa ringhiera.

venerdì 3 aprile 2009

La Via Crucis dell'Uomo

Questa sera è stata particolare. Bella. Strana. Illuminante.
C'era la via crucis pasquale di quartiere. Mia voglia vicina allo 0, durante il pomeriggio, con i preparativi. Eppure...
Sono uscito, all'inizio. Io avrei dovuto leggere la quarta stazione, quella che avevamo preparato sotto casa mia. Ho deciso di approfittare del tempo che avevo. Ho preso la mia fedele macchina fotografica e sono andato a riprendere la stupenda scenografia delle vie e delle case buie illuminate dai lumini alle finestre, ai balconi e ai bordi delle strade e dai fari messi alla varie stazioni. Poca gente in giro, tutti dietro il corteo. E ho incontrato una mia anziana vicina, la nonna di un mio vecchio amico. Abbiamo parlato un po', del più e del meno, il solito, insomma. ma nel frattempo siamo stati avvicinati da una famiglia di indiani (credo siano indiani) che abita in un palazzo vicino. Non avevano mai visto una scena del genere, soprattutto le due ragazzine, che avranno avuto undici o dodici anni. Sveglie, spigliate, e senza timore di parlare. Hanno chiesto a me e alla vicina anziana che cosa significasse tutto quell'apparato, per loro assolutamente sconosciuto e incomprensibile. E gliel'abbiam spiegato. Loro hanno capito (anche grazie alle ragazzine che hanno spiegato nella loro lingua alcuni concetti difficili) e, soddisfatti, se ne sono andati.

Questa è stata una delle cose più belle che mi siano capitate. Vicini stranieri ci hanno avvicinato, hanno tentato di capire i nostri altarini, le nostre tradizioni, senza giudizio. E questo in barba a tutti quelli che affermano la pericolosità e la chiusura di tutti gli stranieri nella nostra società.
Mi è sembrato di vivere in una situazione che ritenevo esistere solo nei libri: gente con idee, origini, tradizioni, religioni diverse compie gesti di normale convivenza civile, magari anche di vivere qualcosa dell'altro. è inesprimibile quello che provo. vorrei mi capitasse più spesso.
Isissibus*

lunedì 16 marzo 2009

giovedì 12 marzo 2009

Pupille

Composta di brezze e di profumi
la tua immagine scorre e galleggia,
un po' più che sogno,
un po' meno che creatura completa
davanti ai miei occhi
velati da stordente torpore e troppo forti
luccichii di sole.

Nell'atmosfera troppo vivida del sogno
vedo la tua ombra vagare nei vortici
di quella vita che chiamiamo polvere
illuminata dal caldo morente sole
filtrante da quella finestra,
via d'uscita per il nostro eccesso di desideri.

Miro il tuo occhio scuro
e la pupilla sembra un pozzo semza fondo
dove mi pare di cadere
fino allo svenimento,
fino a perdere me stesso.

Ma son solo sogni, sono sensazioni stanche,
sono proiezioni, quasi ologrammi.

Cantastorie maledetta, scendi dal tuo trono di fil di ferro
degno di una tigre di carta.

Zittisci il tuo canto malaugurato, e non confondere il sogno,
non confondere la ricerca faticosa.

Finalmente mi quieto, finalmente è silenzio.
Finalmente posso perdermi nel nero delle tue pupille.

(la prima parte è adattata da Flaubert. Non si creda che io sia così bravo)

mercoledì 11 marzo 2009

Minacce scolastiche

Alla Famiglia di
CIVIDINI ISACCO
Circ. n .159


Oggetto: utilizzo badge. Profili disciplinari.


Da un controllo effettuato è emerso il sistematico mancato utilizzo, da parte degli studenti destinatari della presente comunicaizone, del sistema di rilevazione elttronica delle presenze (badge), con conseguenze negative anche sul lavoro della segreteria e del personale ATA.
Come era stato già precedentemente comunicato, tale sistematica inosservanza costituisce una violazione delle norme di comportamento che la scuola si è data, con possibili conseguenze sul piano della valutazione del comportamento.
Si avvisa che entro 10 giorni dalla ricezione della presente comunicazione sarà effettuato un ulteriore controllo all'esito del quale saranno presi i conseguenti provvedimenti del caso. Invito pertanto gli studenti all'osservanza di quanto stabilito in proposito dall'Istituto, in uno spirito di LEALE COLLABORAZIONE TRA LE DIVERSE COMPONENTI.

Bergamo, 7 marzo 2009

Il Digerente scolastico
Giovanna quella lì.


c'è anche bisogno di commentare?

domenica 1 marzo 2009

che spasso l'italia

ahahah ma solo io mi diverto a leggere notizie come queste?(http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_27/eluana_beppino_englaro_d83eda48-04a0-11de-bb75-00144f02aabc.shtml)
Mannaggia Giuseppe sei proprio sicuro di non aver pestato i piedi a qualcuno d'importante nel corso della tua vita? perchè questo è proprio accanimento (non terapeutico).
massì, siamo mangiabanane. ci sono tante scimmie urlatrici in italia.
massì, ridiamoci!

Una risata vi seppellirà.


p.s.: se lunedì pomeriggio mi va male qualcosa e non mi sentite per un po', mi trovate o in questura o all'ospedale. poca roba comunque u.u. ma ribadisco, son tutte scimmie, e le scimmie giocano e basta (tranne i babbuini, che però son troppo intelligenti per far paragoni u.u)

giovedì 26 febbraio 2009

Ipocrisia

“Perciò se passate a Bologna, ricordate qual è la mia storiaLungo i viali verso la sera, ai miei sogni non chiedo più nulla”
(Modena City Ramblers – Ebano)

L’ipocrisia è un male che da sempre affligge ogni società. Male che, ovviamente è presentissimo nella nostra cara Italia. L’ipocrisia ha diversi aspetti: può esser un far buon viso a cattivo gioco, o può essere il negare realtà palesi ma fastidiose. Insomma, è anche un metodo per sopire i fantasmi più reconditi che a volte tormentano quella nostra fastidiosa appendice chiamata “coscienza”.
Voglio parlare un po’ di una particolare ipocrisia che ci affligge. Si tratta della prostituzione.
Partiamo dall’inizio. L’ipocrisia di cui parliamo nasce dall’abolizione della prostituzione legalizzata il 20 settembre 1958 a seguito dell’approvazione della cosiddetta “legge Merlin”. Tale legge, appoggiandosi ad articoli tanto della Costituzione Italiana quanto della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, portò fine all’era delle “case di tolleranza”, comunemente conosciute come bordelli. Da quel momento la prostituzione divenne illegale. Venne quindi combattuta, teoricamente. Ma come si può combattere qualcosa che è più di un fenomeno di malcostume, qualcosa che è un aspetto naturale della società umana sin dalla notte dei tempi?
In fondo è vero quel che si dice, che quello della prostituta è il mestiere più vecchio del mondo.
Il principale e più immediato effetto della legge Merlin fu quello di far entrare “in clandestinità” un ampio numero di prostitute, che continuarono il proprio lavoro in altri ambienti quali strade, case private, alberghi conniventi. E soprattutto, tolse il controllo statale su ogni aspetto di questo mestiere, dal fisco alla sanità fino alla lotta allo sfruttamento violento. Perché la grande ipocrisia, la madre di tutto il problema “prostituzione”, è il fatto che ci si è dimenticati che la prostituta è fondamentalmente una lavoratrice come qualunque altra persona. Bisogna partire da ciò: ogni lavoro è prostituzione. Ogni lavoro è mettere il proprio corpo (o le proprie capacità intellettuali, dipende dal tipo di lavoro) in vendita. E bisogna ricordarsi che da SEMPRE ci sono delle donne che scelgono VOLONTARIAMENTE di fare questo lavoro. Donne che, in quanto lavoratrici, hanno tutti i diritti di essere riconosciute tali, con tutti gli ovvi annessi e connessi. Donne che hanno diritto a non essere misconosciute per questa legittima scelta di vita.
Dal punto di vista morale non ha alcuna legittimità definire la prostituzione volontaria degradante e senza dignità, in quanto ogni essere umano (e ancora di più nelle società basate sul Cristianesimo) è dotato della facoltà di scelta e di condurre la propria vita a piacere, indipendentemente dal giudizio altrui, in quanto l’unico eventuale giudizio dotato di valore sarebbe quello che ci aspetterebbe dopo la morte, e nessuno ha il diritto di sostituirsi a Dio, il quale, come ci è insegnato, ci dà la libertà di scegliere cosa sia bene e cosa sia male. E se si definisce la prostituzione “pericolo per la società” in quanto elemento disgregatore della “famiglia”, nucleo sociale fondamentale, bisogna ricordarsi che se ci sono le prostitute, ci sono anche quelli che le cercano.
Fin qui ho parlato della prostituzione volontaria. Si parla però anche di schiavitù, di sfruttamento. Ma la schiavitù, lo sfruttamento, da dove sono nati? Dal fatto che si è consegnato il sistema del sesso a pagamento alla malavita, sottraendolo alla “protezione” che in un qualche modo era offerta dal controllo statale, comprendente tassazione, versamento di contributi (e conseguente possibilità di accedere alla pensione), controlli sanitari (con beneficio anche per i clienti).
Un po’ di numeri (tratti dai dati forniti dalla Caritas e riutilizzati in un’inchiesta apparsa sul nr° 13 dell’ottobre 2008 del periodico “Bergamo Economia”): si calcola che il ramo malavitoso della prostituzione abbia un guadagno netto di 700 milioni di euro l’anno. Soldi ottenuti con la minaccia, con le percosse verso donne sfruttate e costrette a vivere in situazioni miserevoli.
Ed è ovvio che queste situazioni vadano estirpate e combattute. ma nello Stato non ci sono mezzi e volontà per colpire questo traffico di essere umani, e l’aiuto offerto da onlus e ong non è sufficiente, soprattutto per il fatto che tutto è inserito nell’economia sommersa della malavita.
Cosa auspico e propongo, allora? Prima di tutto spero che voi tutti che avrete letto queste parole abbiate almeno capito che la prostituzione non è solo una cosa brutta che succede da qualche parte e che coinvolge brutta gente, sporca, portatrice di malattie e da evitare a tutti i costi. Spero cominciate a guardare quelle donne e ragazze ai lati della strada come essere umani. La realtà della prostituzione è molto più complessa, e io non avevo la pretesa di spiegarvi tutto nei minimi dettagli.
Spero anche che alla fine si capisca come la prostituzione debba essere considerata come un lavoro liberamente scelto e come tale da tutelare necessariamente, soprattutto da parte dello Stato.

venerdì 20 febbraio 2009

lunedì 16 febbraio 2009

"Quello che non ho è questa prateria per correre più in fretta della malinconia"

Nel freddo pungente

di un fiacco inverno morente

mi sento tremare

davanti a quella luminosa goccia di splendore

che brilla nel cielo,

che splende anche nel dell'ombra il nero.

Fruscia vento,

fruscia acqua,

sull'asfalto corre

quasi come risacca.

S'annebbia la campagna, persa nella voce di una bambina.

Tacciono i cieli, illuminati dal brillìo vespertino sui suoi occhi

che è simile al riflesso dell'onda marina.

Le città lontane sono come miraggi

e i dolori vicini

diventano statue di ghiaccio.

Che senso ha piangere,

che senso ha lamentarsi,

quando il gelo brina le gote,

quando il vento nasconde sotto il mantello

i tristi sospiri?

Batte il cuore.

Corre il sangue.

Se ne va il sole

ma vive la notte.

Nessun freddo potrà mai

spegnere

il calore del mio petto.

mercoledì 11 febbraio 2009

Ricordi

"lasciatemi andare, lasciate che la polvere copra la mia tomba"

e basta, direi, maledetti succhiasangue.






viaggio senza fine
in voragini della terra.
gocce d'acqua, uguali.
forse anche la roccia piange per noi,
uccisi e dispersi
in questi maledetti buchi?


per ricordare anche oggi,
perchè gli assassini e le bestie sono ovunque.
perchè tutte le mani sono rosse di sangue.
perchè tutti gli uccisi massacrati sono innocenti.
(scusate il ritardo)

venerdì 30 gennaio 2009

Buio e Freddo

Fredda è la notte
coperto il cielo.
Buio là fuori
e spogli gli alberi.
è buio,
è freddo,
e tra i rami nudi
si vedono le stelle
come cadute a terra.
è freddo,
è buio.
Mordo e stringo la sciarpa
e soffio in faccia al vento
il mio fiato condensato.
è buio,
è freddo.
è eterna e istantanea notte
silenziosa e oscura
come il portale serrato di una chiesa.
è freddo,
è buio.
Abbracciami terra rannicchiata,
giacciamo insieme.
Passiamo la fredda e buia notte
insieme.

martedì 27 gennaio 2009

27 gennaio

Guarda per ricordare,
Ricorda per imparare,
Impara per capire,
Capisci per essere uomo.

domenica 25 gennaio 2009

martedì 20 gennaio 2009

martedì 6 gennaio 2009

Visioni di Solitudine\2

Persa nello specchio
la tua mano percorre
il profilo del tuo viso.
Al di là della porta
non vedono
non capiscono.
E quella tua mano sale su di te,
e vorresti strozzarti,
vorresti frantumarti,
fare di te stessa
tante nuove stelle
per essere finalmente libera
di scioglierti nell'oscurità.


(per . .)

giovedì 1 gennaio 2009

2009

beh vecchi miei, il 2009 è arrivato. anche volendo il 2008 non avremmo mai potuto trattenerlo. addio vecchio amico votato ormai ai libri di storia. benvenuto nuovo anno.