venerdì 17 aprile 2009

"Amori mannu di prima ‘olta l’aba si suggi tuttu lu meli di chista multa
Amori steddu di tutte l’ore di petralana lu battadolu di chistu core"

Questa pioggia fredda
che gocciola dal mio tetto
pare m'inviti,
pare mi chiami a sè.

Volentieri porrei il piede
nella scura e viscida strada bagnata,
se sapessi di poter essere purificato dalla rada pioggia,
se sapessi che le fredde gocce mi lavassero l'anima.

La pioggia, amorevole come madre,
mi avvolgerebbe e mi ripulirebbe,
conscia della mia colpa,
conscia del candore ignaro dell'innocente.

Come bestia ferita vagherebbe il mio animo
ai confini della città
e si rimprovererebbe la stoltezza,
e si rimprovererebbe i dolorosi sogni.

Oh com'era bello sognarti,
immaginando discorsi ed incontri!
Com'era bello stare lontani dalla verità dei fatti,
lontano dalla mia insignificanza ai tuoi occhi!

Ora i miei pensieri dilettanti
rimpiangono la debolezza davanti ai desideri,
rimpiagono di aver dimenticato
la già subita lezione.

Queste parole sicuramente avranno un tempo di inutilità ridicola ai miei occhi. Ma il valore che in futuro potremo dare ai nostri pensieri sminuisce la forza e l'importanza attuali delle sensazioni che portano alla formulazione delle parole? è uno sfogo questo, per tante cose in realtà anche se pare incentrato su un solo argomento. Ogni tanto ne ho bisogno anch'io, diamine.

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