Come sempre, a metà estate arriva prepotente un bisogno di altri climi.
Uno strano contrasto, che nasce in me: bisogno di caldo estivo, di campi pieni di verde e giri con il cane a rubar more, e un bisogno di freddo, pioggerelline e giornate glaciali, cappotti e vestiti lunghi e pesanti.
Questo.. casino può anche essere espressione del mio stato d'animo... Caos. Strano. diverso da ogni cosa mai provata. Ovvio, c'è una spiegazione semplice, ed io non me la nascondo di certo. Mia madre le chiamerebbe "paturnie adolescenziali", ed avrebbe ragione. Solamente pensavo d'esserne già fuori. A quanto pare è ancora lunga la strada da fare.
Vabbuò, il tempo dirà. E con il tempo si saprà anche cosa dovrò fare.
A volte bisogna fare delle pazzie. E' un bisogno, com un a spinta che nasce direttamente dal plesso solare e che ti trascina avanti, e ti ritrovi, chissà, a cinquecento chilometri da casa, in attesa appoggiato ad una fontana in attesa di un grande passo che potrebbe distruggerti o cambiarti la vita.
Sono tante le cose che si agitano e non trovano sfogo, in questi spazi infiniti pieni di confini e limiti, che è impossibile attraversare d'un fiato.
A volte ritorna quel vecchio sogno: un paio d'ali, una vita diversa, un miracolo, un altro me.
Devo riaffidarmi alla penna, a quanto pare. Ed aspettare, in attesa di un qualcosa che chissà quando verrà, se verrà.
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