domenica 13 gennaio 2008

che colore sei?

Devo finir di colorare
il mondo che vorrei abitare
Un giorno, che piove, disegnerò sale
Con l'acqua del cielo mi farò il mare
Nascerà la sabbia per farci un altare
dove solo gli amici ci verranno a sposare.
Luna piena di gomma e falò
Con la faccia da mostro ti abbraccerò
Poi disegnerò una casa che sia grande da abitare...
che da davanti viene male.
Fermo il tempo
e il disegno dirà...
baciami.
(Bandabardò – Disegnata)

fuori della finestra la notte, con la complicità della nebbia, stende pennellate sulla strada, sul platano, sulle cassette dei cachi sul mio balcone.
Tra alcuni mesi avrò finito la scuola e mi godrò i primi giorni di vacanze estive. E verso le 6 di mattina il sole caccerà via il nero con la sua luce bianca.
Bianco e nero… opposti, no? Il classico Ying con il solito Yang.
Li si cita anche molto spesso nei modi di dire… “vedi tutto in bianco e nero” è un modo solito di rimproverare a qualcuno il suo estremismo. Ed è proprio di questo che voglio parlare.
Vedere tutto in bianco e nero. È una metafora che sfrutta il nero, annullamento dei colori, e il bianco, somma di tutti i colori, per distinguere diverse concezioni della vita. La visione estremistica e dualistica, del buono e del cattivo, con me o contro di me.
Mantenendo però sempre questa metafora, ci si accorge che però i colori non sono solo due. Come già si è detto, il bianco stesso è somma di tanti colori. Infatti se si osserva una tavola che mostra la gradazione completa dei colori si vede che il nero e il bianco sono solo le estreme sfumature della tavola. In mezzo a essi c’è l’infinita tavolozza di colori che riempie il mondo in cui viviamo.
Mi viene spontanea una domanda quindi. Come mai spesso l’uomo si dimentica delle sfumature e delle variazioni e si arrocca su posizioni estremiste, con conseguenze spesso (purtroppo) gravi?
Io purtroppo non so dare una risposta a tale domanda. Vi chiederete allora perché scrivo questo articolo.
Lo sto scrivendo perché, anche se non ho risposte, io cerco di rifuggire gli estremi, tanto nei colori quanto nella vita di sempre.
Quando sto fotografando cerco di riprendere momenti che contengano più colori possibili: un tramonto, un vaso di fiori, un insetto, degli amici.
Quando vivo cerco di conoscere tutto, incontrare gente di ogni genere e fare con essi ogni esperienza, dalle divertenti alle più terribili.
Perché si, come il nero e il bianco sono estremi, in ognuno dei due si trova il seme dell’altro. E come nell’orrore più immenso e terribile si trovano le cose più belle e grandi, quelle che rimangono nei secoli dei secoli.
Non so perché noi uomini siamo portati all’estremismo. Forse perché semplicemente siamo fatti così. Ma l’importante è saper valutare, così come un pittore valuta quanto grande fare il quadro o un fotografo sceglie il soggetto, le idee che ci vengono proposte e le scelte che facciamo.
Perché in fondo è bello perdersi a guardare nella trama delle stelle…

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