lunedì 6 settembre 2010

Le luci di Cannes

È mercoledì sera, undici agosto. Mi guardo attorno, scruto la folla in movimento lento e le luci abbaglianti delle navi, degli hotel e dei palazzi.
Ehi, siamo a Cannes! Siamo nella città delle star! C’è la Croisette! Ci sono le palme, quelle vere e quelle dorate dipinte un po’ ovunque. C’è il Palais des Festivals (il Palais!)e la sua cornice di segni lasciati nel cemento da illustri, illustrissime mani. Ci sono automobili tali da far apparire il mezzo con cui io ed i miei amici siamo arrivati (un auto che normalmente definiremmo più che dignitosa ed addirittura bella) un’utilitaria scassata. Ci sono portieri e camerieri in livrea che non mi degnano neppure d’uno sguardo quando passo davanti agli ingressi dei loro hotel e locali di lusso. Ci sono io che, ahimè, per vari motivi personali e non (tra cui i pantaloncini che indosso, malvisti dalla security) mi trovo a vagare per il celeberrimo lungomare, escluso dall’esclusivo concerto di un famoso diggèi che si tiene al già citato Palais. I miei amici son riusciti ad entrare, e la loro serata sarà fantastica. Ma io non posso certo dire di essere totalmente dispiaciuto della mia situazione. Insomma, un tale evento non fa per me (e soprattutto non fa per me il prezzo dell’entrata). E allora eccomi sulla Croisette, a girare a piacimento fino a notte inoltrata. Tra una coppa di gelato (troppo cioccolato di guarnizione – bocciata), un po’ di vagabondaggio per la città bella ed un paio di riflessioni esistenziali in riva al mare (ah, la fine dell’adolescenza…) arrivano le due. È tempo di muoversi, che tocca a me fare da autista per tutti, in ‘sta vacanza. Recupero l’auto dal parcheggio sotterraneo, mi dispero un po’ in giro cercando un maledetto distributore di benzina (fortuna che qualche anima pia la si trova ancora a certe ore in queste città estive) ed infine m’avvio verso la Croisette, sperando di trovare un buco (anche illegale) da quelle parti. La folla si è diradata. Le famigliole, i branchi di giapponesi e i pensionati o quasi hanno raggiunto i loro loculi. Rimangono gruppi di giovani sulle spiagge o sul muretto del lungomare. E belle ragazze giovani, che sole o a gruppi si fermano vicine agli ingressi degli hotel o alle fermate del bus o su qualche panchina. “Peccato non avere con me delle sigarette o un accendino” penso ingenuamente tra me e me mentre guido, memore delle passate esperienze e delle tante belle ragazze viste andar via deluse dal mio essere non fumatore. Ma la mia ingenuità (o era un semplice nascondersi la realtà delle cose?) si dilegua alla curva successiva. Dove colgo il sorriso innocente, imbarazzato e limpidamente sfrontato di una ragazza vestita di scuro. Una gonna neanche troppo corta. Una camicetta, forse, normale, carina, simile a quelle che ho visto addosso a mie amiche. E quel sorriso. Ancora quel sorriso rivolto verso di me, inequivocabilmente ammiccante nella sua ritrosia. E capisco. E forse già sapevo, ma non volevo sapere.
Non sono un moralista. Non invoco battagliere ronde né spioni della Buoncostume ad ogni angolo. Ma non era questa la Croisette che immaginavo. Non era questa la Croisette che mi era stata venduta. Io credevo che almeno qui esistesse quella finta patina dorata tipica della vita perfetta delle star. Anche solo su questo lungomare troppo famoso. Credevo che almeno i clienti dei lussuosi hotel dovessero passare nell’oscura via parallela, a dieci metri di distanza, per trovare le loro compagne occasionali. Ma a quanto pare sono ancora stato ingenuo. Mi son fatto distrarre dallo specchietto per le allodole. Ed allora mi sorge una domanda: se è così facile scoprire questo lato “meno nobile” (che poi la “nobiltà” dipende dai punti di vista) della Famosa Città Della Palma D’Oro, perché nasconderlo? Perché non dire le cose come sono, perché non raccontare tutta la realtà di questa città?
Oramai non leggerò, o ascolterò, più nello stesso modo i servizi sui prossimi Festival di Cannes. Quando sentirò parlare di passerelle, feste, premi e divi, mi ritornerà sempre in mente quella città che io ho conosciuto, la Cannes che ho visto.
Parlare di prostituzione è sempre più un tabù. Un condizionamento culturale che risale dalla notte dei tempi ci impedisce di essere onesti nel valutare la questione, e spinge invece ad invocare a gran voce, a fasi alterne, l’Intervento da parte dello Stato, le Punizioni Esemplari e le Grandi Manovre per risolvere questa Grande Piaga Sociale.
Ma in realtà basta andare oltre gli stereotipi ed indagare, o anche solo immaginare, calarsi nei panni altrui, per conoscere e riconoscere l’umanità che sta oltre la facciata del mestiere più antico del mondo. Dietro quelle ragazze e quei ragazzi (perché si, esiste anche questo aspetto meno conosciuto) ci siamo noi, noi che siamo uguali a loro ma nella nostra superbia ci crediamo migliori, investiti da chissà quale Unzione di Santità. Forse è ora di scendere dal piedistallo.

“’Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco'”. (Luca 7, 47)

Isissibus*

3 commenti:

Lario3 ha detto...

Grazie mille per il commento, CIAO!!!

Lario3 ha detto...

Grazie anche per il commento di oggi :D

CIAO!!!

Lario3 ha detto...

E grazie anche per il commento di oggi... buon fine settimana :D

CIAO!!!