Ancora, di nuovo,
mi ammicchi da lassù, Luna.
Son sempre quì,
son sempre io,
da questo balcone,
su queste strade.
Mi adeschi, mi tenti,
come una puttana,
ma mi inciti, mi spingi,
come un'amica.
Verso dove?
Ho un tavolo, delle sedie,
libri musica bicchieri e bottiglie.
Altrove non posso stare,
è come proibito.
Mi si guarda male,
mi si ignora.
Invece di stelle
mi brillano sugli occhi i riflessi
di ricchezze irraggiungibili.
Senza speranze, mi dicono.
Ho il mio, mi deve bastare.
Ma quante volte vorrei mandare tutto all'inferno
ed afferrare con forza quello che mi è negato.
Ti afferrerò, Luna, e gemerai tra le mie mani.
Sperando tuttavia
di non trovar solo aria tra le mie dita
dopo il risveglio sudato
da un sonno agitato.
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1 commento:
In un alternarsi di rabbia e tristezza, è bellissima.
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