E' un accavallarsi
di pensieri e parole,
un inciampare nei denti
e un singhiozzare strozzato
di suoni gutturali.
Un fantasma di parole e di gesti,
aggrappato con le unghie alle mie retine:
solo col cervello spento
e gli occhi vitrei
immersi in chissà quale liquidità di cristalli
si può dimenticare
e lasciar morire lontano quel maledetto brivido.
E si finisce, poveri diavoli,
ad imprecare dei ed inferni,
sottovoce, in un rabbioso sibilare secco e continuo,
persi nella propria stessa maschera,
che ci fa navigare
sulla naturale corrente
di tanti sguardi impegnati ed indifferenti.
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